PUPAZZO Il celebre Gabibbo, simbolo di ‘Striscia la notizia’
PUPAZZO Il celebre Gabibbo, simbolo di ‘Striscia la notizia’

Lugo (Ravenna), 12 gennaio 2017 – Finisce il lunghissimo scontro legale sul Gabibbo, che ha visto protagonista, in passato, anche un imprenditore lughese. Dopo 15 anni di contenzioso nei tribunali, la Cassazione ha decretato che il famoso pupazzo della trasmissione ‘Striscia la notizia’ non è un plagio della mascotte sportiva ‘Big Red’ della Western Kentucky University. Era stato l’ateneo, tramite le società che ne detengono i diritti di immagine, a fare causa a Mediaset e a Fininvest chiedendo di non mandare più in onda il Gabibbo, pena un risarcimento di 100 mila euro, perché somigliava troppo al proprio personaggio portafortuna.

A marzo 2003, la lughese Adfra dell’imprenditore Gianfranco Strocchi – società che aveva acquisito i diritti europei di immagine per Big Red, e che oggi non esiste più –, fece causa a Mediaset, Fininvest, Rti, Copy e Giochi Preziosi. Ma nel 2007 il tribunale di Ravenna dichiarò insussistente la lamentata contraffazione di Big Red, giudizio confermato poi nel 2011 dalla Corte d’Appello di Bologna che ha ritenuto che la mascotte, ideata da Ralph Carey, uno studente dell’Università, non fosse così originale da meritare la protezione del diritto d’autore, rilevando in ogni caso «differenze estetiche» e di «personalità» tra i due pupazzi, tali da escludere che il secondo fosse una contraffazione del primo.

La prima sezione civile della Cassazione, con la sentenza n. 503 depositata ieri, ha rigettato i ricorsi presentati dagli americani. La Suprema corte ha sottolineato come i giudici di merito abbiano svolto una valida valutazione comparativa tra Big Red e altri personaggi di fantasia, ritenendo che egli stesso non fosse poi così originale, assomigliando ad altri «goffi umanoidi» dei cartoni animati, tanto da non raggiungere, come hanno scritto i giudici di Bologna, «la soglia della creatività minima richiesta per la tutela».

Oltretutto, evidenzia ancora la Cassazione, «la Corte di merito ha completato la propria motivazione rilevando che, anche se in ipotesi Big Red fosse stato suscettibile di protezione ai sensi del diritto d’autore, in ogni caso Gabibbo non si sarebbe potuto considerare una contraffazione stante gli elementi di diversificazione in esso presenti», dalla forma degli occhi all’assenza delle scarpe da basket. L’Università e Ralph Carey, che avevano promosso i ricorsi, sono stati quindi condannati a pagare le spese del giudizio.