Il regista Gabriele Muccino
Il regista Gabriele Muccino

Ravenna, 20 gennaio 2020 - Il nostro locale non è razzista. Ci lavorano e ospita tanti immigrati. Quel gruppo è rimasto fuori solo perché in passato alcuni di loro avevano dato problemi". Mattia Montanari è uno dei soci dell’ex Kojak di Porto Fuori, dallo scorso 15 novembre diventato Hof, acronimo di Hall of Fun. E risponde senza giri di parole al post che il regista Gabriele Muccini ieri ha affidato alla sua pagina facebook: "Ieri sera (sabato; ndr) mio figlio è andato con due amici di colore nel locale Hof di Ravenna Porto Fuori. Si è sentito dire sia dal buttafuori che da un addetto al locale che lui poteva entrare ma gli amici no. Dopo oltre un’ora di attesa, alla domanda ‘Perché?’, è stato risposto: ‘Perché loro sono neri e fanno casino’. ‪E li hanno lasciati fuori al freddo. Stiamo sconfinando nell’Apartheid".

«Non credo che quella frase sia stata pronunciata – spiega Montanari – dopo di che se invece avrò le prove che è stata detta, il responsabile non lavorerà più qui". Frase infelice a parte, il nodo vero ha origini più antiche ed è legato alla sicurezza. Da questo punto di vista in passato l’ex Kojak aveva avuto alcune gatte da pelare e ha dovuto imporsi un giro di vite. Il cambio di brand, spiegano i soci, fu dovuto anche all’esigenza di elevare un po’ il target.

«Facciamo serate no alcol per i giovani, oppure per gli over 30, cene spettacolo – aggiunge Montanari –. Tra novembre e dicembre avevamo avuto problemi con un gruppo di giovani tutti di origine marocchina, senegalese e nigeriana. Ben tre volte abbiamo dovuto chiamare le forze dell’ordine per liti nel locale, tra di loro o con gli altri avventori. Sabato questo gruppo si è ripresentato intorno all’una, erano una ventina di persone. Tra questi una parte sono stati fatti entrare, perché conosciuti dagli addetti alla sicurezza per non avere mai dato problemi, i più problematici sono stati tenuti fuori. Tra quelli non fatti entrare durante la serata c’erano anche otto ragazzi italiani, che a loro volta avevano dato problemi lo scorso 21 dicembre. In questo modo la serata è filata via liscia".

Dunque , assicura Montanari, "il razzismo non c’entra nulla. Non è stata fatta una scelta per il colore della pelle, sono accuse allucinanti. Dentro al locale c’erano persone di tutte le etnie". A riprova di ciò il fatto che "il nostro personale è composito, abbiamo addetti che sono albanesi e nordafircani. Gli operatori appartengono a due agenzie di sicurezza e sono appostati in tutte le zona del locale, sia dentro che fuori". L’Apartheid di cui parla Muccino, insomma, non alberga a Porto Fuori. "Ai miei collaboratori – aggiunge il titolare – dico sempre che se conoscono personalmente i clienti, li devono fare entrare. Ma con i problemi che abbiamo avuto in passato siamo costretti a fare prevenzione e selezione. Può essere capitato che alcuni ragazzi, magari tranquilli, siano rimasti fuori perché facevano parte di un gruppo sotto attenzione. E di questo mi scuso".
l.p.