Gatto in giardino
Gatto in giardino

Bagnacavallo, 12 giugno 2019 - Quel gatto era stato colpito prima a martellate sulla schiena e poi, mesi dopo, con un calcio assestato in maniera tale da ammazzarlo. Un’ipotesi di reato costata ieri mattina a un 63enne di Bagnacavallo, una condanna a quattro mesi di reclusione (con pena sospesa) per uccisione di animali.

La bestiola protagonista dei fatti contestati, era un gattino di proprietà di una signora vicina di casa dell’imputato. La vicenda, così come delineata dall’accusa (pm titolare del fascicolo Cristina D’Aniello; ieri in udienza c’era il viceprocuratore onorario Simona Bandini che ha chiesto un anno di carcere), si era innescata il 16 aprile 2016, quando il 63enne, in un’area condominiale, avrebbe assestato un gran colpo di martello sul dorso del micio provocandogli una lesione scomposta alla colonna vertebrale. Quindi il primo di agosto successivo, mentre già si trovava in una fase agonizzante, l’uomo – prosegue l’accusa – aveva sferrato al gatto un calcio capace di sollevarlo da terra e dunque rivelatosi fatale. Da qui la contestazione di avere agito «per crudeltà e senza necessità», sottoponendo la bestiola «a sevizie» rivelatesi fatali.

A denunciare l’accaduto, era stata la proprietaria dell’animale (ieri presente in aula come parte offesa non costituita tutelata dall’avvocato Daniela Francesconi). Era seguito un decreto penale di condanna del tribunale a carico del 63enne convertito in una pena pecuniaria totale da 9mila euro (sospesa).

L’uomo, difeso dall’avvocato Federica Montanari, pur ammettendo di non avere avuto rapporti idilliaci con la padrona del gatto, ha tuttavia sempre negato di avere preso a martellate la bestiola della vicina, tanto più che lui stesso possiede degli animali e che dunque non avrebbe mai fatto una cosa simile. Aveva anzi ipotizzato che il tutto fosse magari dovuto all’aggressione di un cane o a un investimento fortuito in strada: da qui la decisione di opporsi al decreto e il conseguente avvio del processo davanti al giudice monocratico Cecilia Calandra con l’esisto che ora conosciamo.

La difesa dell’uomo ha tuttavia già annunciato che, non appena verranno depositate le motivazioni della sentenza, proporrà ricorso in appello.