I santagatesi si riuniscono: "Noi lasciati soli"

Tanti arrabbiati: "Perché nessuno ci ha avvisato del pericolo?". In 60 a parlare col sindaco dopo il Consiglio, lunedì si incontrano

I santagatesi si riuniscono: "Noi lasciati soli"

I santagatesi si riuniscono: "Noi lasciati soli"

I santagatesi non ci stanno a ricominciare: un folto gruppo non si accontenta delle spiegazioni ufficiali comunicate durante il consiglio comunale di giovedì scorso, il primo dopo l’alluvione di maggio. Una sessantina di persone infatti ha raggiunto il sindaco, Enea Emiliani, al termine del consiglio. Alcuni erano già lì, a seguire in presenza, altri sono arrivati dopo la fine della diretta visibile dal sito del Comune. I quesiti dei cittadini si concentrano su un punto fondamentale: "Perchè nessuno ha avvisato del pericolo che stavamo correndo?". Una domanda per la quale, ancora, a tanti le risposte fornite sembrano non essere sufficienti. Lunedì prossimo, alle 20.30, un gruppo di santagatesi si incontrerà nella sala parrocchiale resa disponibile dal prete. La chat attraverso la quale sono stati diramati gli inviti coinvolge circa 200 contatti.

"Siamo arrabbiati – spiega Barbara Cilento, che sarà presente all’incontro –. Non abbiamo ancora un obiettivo preciso. Non so se faremo una petizione, chiederemo incontri o altro. È la nostra prima riunione e servirà soprattutto per condividere i nostri punti di vista e le nostre esigenze. Poi individueremo un modo per renderle evidenti. Il paese è desolato. Non c’è nessuno in giro, sono tutti in casa. Apparentemente può sembrare un bel segno, ma è il contrario. Bisognerebbe che la gente venisse nelle nostre case a vedere. Siamo tutti accampati come zingari, con i muri che si riempiono di muffa e le stanze, dove prima c’erano cucine e mobili, vuote".

La famiglia di Cilento ha perso 4 auto nell’alluvione. Il figlio da tre giorni si era trasferito con la moglie nella casa nuova, a pochi metri da quella della madre. L’alluvione ha rovinato ogni cosa. Di situazioni simili Sant’Agata sul Santerno è piena. "Ora hanno chiuso anche il punto di ritiro di generi alimentari e altri aiuti allestiti nelle scuole medie. C’è chi davvero non ha più niente. Come si fa a dire o a pensare che ora possiamo arrangiarci da soli – continua Cilento –. I problemi veri iniziano ora. Siamo arrabbiati perché avrebbero potuto fare di più per avvisarci. C’è che chi quella notte è andato a dormire e si è trovato l’acqua in casa senza aver avuto la possibilità di salvare nulla. Certo, si parlava di allerta rossa, ma non della sua entità. Hanno detto di aver usato i social per comunicare la necessità di spostare le auto o di salire ai piani superiori. Ma gli anziani del paese faticano ad avere anche il solo cellulare. E tanti altri non hanno familiarità con quei mezzi. Come potevano consultare Telegram, ad esempio?"

Gli aiuti continuano ad arrivare soprattutto dalle persone che in sordina, organizzandosi in proprio, raccolgono richieste e distribuiscono aiuti. "C’è la signora Carla di Bologna che ogni settimana viene in paese e suona i campanelli delle famiglie per portare quello che hanno chiesto tramite la sua pagina Facebook. C’è Marco di Massa Lombarda che, con i soldi che gli danno, compra la roba e la consegna documentando tutto con i video. Ci sono persone che da Milano, Varese, dal Trentino hanno organizzato dei carichi di materiale e lo hanno distribuito. È tutta gente che lavora – sottolinea Cilento – gente come noi, che nei posti in cui vive si dà da fare per darci aiuto. Gente sconosciuta che viene senza farsi vedere. C’è un avvocato di Modena che scende il sabato e la domenica e offre il suo aiuto come manodopera. Dopo gli angeli del fango, ci sono anche questi angeli. Loro sono l’unico aspetto positivo di questa storia".

Monia Savioli