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10 mag 2022

Ictus, tra gli over 50 "tanti a rischio"

All’ultimo screening in pericolo il 30% dei pazienti visitati. Il primario Querzani: "Importante agire subito"

sara servadei
Cronaca
Ictus, diagnostica
Ictus cerebrale: cos'è e come si verifica

Ravenna, 10 maggio 2022 - Ogni anno in media nella provincia di Ravenna si verificano 600 ictus cerebrali, di cui l’80% di origine ischemica e il 20% di tipo emorragico. In campo contro la malattia c’è l’equipe della Neurologia di Ravenna, il cui primario è Pietro Querzani.

L’équipe dell’unità operativa complessa di Neurologia dell’ospedale di Ravenna
L’équipe dell’unità operativa complessa di Neurologia dell’ospedale di Ravenna

Querzani, a maggio ci sono tre giornate di screening. Come funziona?

"Agli utenti vengono fatte alcune domande, sono sottoposti al test della glicemia e alla misurazione della pressione con uno strumento che rileva i disturbi del ritmo cardiaco. Da ciò che emerge si identifica una gradazione di rischio, e se è elevato il paziente viene sottoposto a un colloquio con un medico".

Capita spesso di trovare persone con un rischio elevato?

"Sì. L’ultima volta, nel 2019, su 230 persone visitate il 30% presentava un profilo di rischio elevato. I numeri sono effettivamente molto alti".

Quali sono i fattori di rischio?

"Sono di due tipi: modificabili e non modificabili. Quelli non modificabili comprendono età, genere ed etnia: sappiamo che sono più a rischio gli over 55, gli uomini e le persone di origine africana. I fattori di rischio modificabili invece sono la sedentarietà, la dieta, l’ipertensione e il diabete. Fare attività fisica ha un effetto quasi equivalente a prendere un farmaco, specie se abbinata a una dieta corretta".

Quali terapie vengono usate contro l’ictus?

"Negli ultimi anni abbiamo migliorato molto la gestione della fase acuta della malattia, lavorando in rete. Da gennaio 2021 l’Ausl Romagna è autosufficiente: a Cesena ora viene eseguita l’aspirazione dei trombi. Qui a Ravenna somministriamo trattamenti con farmaci fibrinolitici che ’sciolgono’ i trombi. Abbiamo lavorato anche sulla riabilitazione, con un percorso diagnostico terapeutico assistenziale che parte entro 24-48 ore".

Si dice che l’ictus sia una malattia ’tempo dipendente’. Cosa significa?

"Che i trattamenti sono tanto più efficaci quanto più precocemente vengono attivati rispetto all’inizio dei sintomi".

Quali sono i campanelli d’allarme?

"L’insorgenza e il rilievo di un disturbo della parola, di una deviazione della rima orale, di un’improvvisa comparsa di deficit di forza in una gamba o un braccio. Sono tutti elementi di fronte ai quali occorre attivare i servizi d’emergenza. L’operatore del 118 è al telefono col neurologo in ospedale".

Negli anni ha visto un aumento dei casi?

"No, ma è diventata sempre più chiara l’importanza di combattere obesità, sedentarietà e mancato controllo dei fattori di rischio. Sono compiti che spettano alla medicina di comunità. In ospedale si arriva quando non siamo stati abbastanza bravi o fortunati con la prevenzione".

Quanti anni hanno in media i pazienti?

"Nel tempo sono diventati in media più giovani, ma solo perché siamo più bravi con le diagnosi. La frequenza dell’ictus aumenta dopo i 55 anni e poi quasi raddoppia ogni 10 anni".

La pandemia ha influito sulla tempestività delle diagnosi?

"Sì, ahimè. Soprattutto nel primo lockdown del 2020 alcuni pazienti sono arrivati tardi in ospedale per la paura dei contagi. Questo ovviamente poi si ripercuote sulle conseguenze".

 

 

 

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