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14 apr 2022

Il Covid tra i giovani e a scuola Lo studio di Università e Ausl

Al via una sperimentazione sulla base dei dati raccolti dall’Igiene pubblica in vista del prossimo anno scolastico: verranno presi in esame i dati relativi alle positività dei ragazzi tra 0 e 20 anni

14 apr 2022
Una maestra con un alunno di una scuola elementare in una foto di reportorio
Una maestra con un alunno di una scuola elementare in una foto di reportorio
Una maestra con un alunno di una scuola elementare in una foto di reportorio
Una maestra con un alunno di una scuola elementare in una foto di reportorio
Una maestra con un alunno di una scuola elementare in una foto di reportorio
Una maestra con un alunno di una scuola elementare in una foto di reportorio

Capire come si è diffuso il virus tra i giovani, ripassando al setaccio tutti i dati degli ultimi due anni con metodo scientifico rigoroso, per rimodulare le regole antiCovid in modo più efficace in vista del prossimo anno scolastico. Proprio in questi giorni è stata approvata una sperimentazione per uno studio che coinvolge il dipartimento di Scienze biomediche dell’Università di Bologna, l’Igiene pubblica dell’Ausl Romagna a Ravenna e la fondazione Bruno Kessler. Verranno presi in esame i dati relativi alle positività dei ragazzi tra 0 e 20 anni rilevati negli ultimi due anni.

"È uno studio retrospettivo – spiega Giulia Silvestrini, dirigente medico dell’Igiene e Sanità pubblica –. Utilizzeremo in forma anonima i dati relativi a tutta la Romagna con l’obiettivo di valutare l’impatto della pandemia sulla popolazione più giovane: studieremo la frequenza dell’infezione e come si è modificata nel tempo. L’obiettivo è vedere l’impatto che le varianti e le azioni introdotte avuto. Partendo dall’analisi del comportamento dell’infezione tra i giovani cercheremo di capire che tipo di ruolo possono avere avuto: a più riprese si è parlato di ragazzi che trasmettevano il virus, ora si cercherà di capire meglio com’è andata e anche se ci sono dei fattori di predisposizione che hanno inciso sui ricoveri". Naturalmente quando si parla di diffusione tra i ragazzi si parla in primis delle scuole e del discusso ruolo che potrebbero aver avuto. Ma anche dei luoghi di ritrovo: discoteche, serate, feste. "Sulle scuole abbiamo molti dati, e ci sarà quindi modo di approfondire bene quello che è successo – spiega Silvestrini – mentre purtroppo sui luoghi di ritrovo è più difficile. A parte alcune situazioni particolari, è dura sapere dove il ragazzo ha preso il virus. Puntiamo ad arrivare a un punto molto avanzato dello studio già verso la fine dell’estate, in vista del prossimo anno scolastico, con la speranza di dare un contributo a livello nazionale".

Lo studio punta molto anche sul lavoro della fondazione Kessler, che tramite schemi e algoritmi cercherà di facilitare la comprensione dell’andamento pandemico. "Non è escluso che si arrivi anche a identificare particolari aree di vulnerabilità: giovani con caratteristiche particolari o che vivono in determinate aree, ragazzi che per fattori organici sono più predisposti al virus" prosegue Silvestrini. Lo studio, di largo raggio, si dovrà per forza scontrare con alcuni limiti, tra cui la mancanza di dati precisi relativi agli spostamenti di coloro che si sono ammalati negli ultimi mesi. Col tempo le persone positive sono diventate, infatti, sempre più restie nell’elencare all’Ausl tutti i contatti degli ultimi giorni: "Sarà un aspetto sicuramente d’intralcio – conclude Silvestrini – ma i dati parleranno da soli. Saranno previste anche interviste a chi si è occupato del tracciamento per identificare meglio tutte le variabili".

Sara Servadei

© Riproduzione riservata

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