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14 apr 2022

Il Mar si rifà il look tra ’600 e contemporaneo

Presentato ieri il nuovo allestimento di sei sale del museo. La curatrice Salerno: "Un doppio percorso per far dialogare queste due epoche"

Il Seicento e l’arte contemporanea si sfiorano nel nuovo percorso espositivo presentato ieri al Mar. Sei sale sono state riaperte in una versione rinnovata, prima tappa di un riallestimento più ampio che coinvolgerà, in un’ottica di valorizzazione, tutte le collezioni permanenti.

Tornano così visibili le opere delle collezioni che si sono formate in virtù della soppressione delle corporazioni religiose, arricchite da numerose donazioni, lasciti, depositi e grazie alle straordinarie intuizioni artistiche di ravennati come Enrico Pazzi e Corrado Ricci e all’illuminata visione artistica di Giulio Guberti. Collezioni che raccontano la storia di un luogo complesso, dalle molteplici vite: monastero, Accademia di Belle arti, poi galleria, pinacoteca e ora museo d’arte della città, rafforzandone l’identità.

"Abbiamo creato un doppio percorso nello stesso luogo – ha spiegato la curatrice del Mar, Giorgia Salerno, che ha pianificato il riallestimento con il direttore Maurizio Tarantino – dedicato al Seicento e all’arte contemporanea. Seguiranno nuovi lavori perché le opere sono tante e preziose anche nel raccontare la storia e i rapporti culturali, politici, economici del territorio con altre parti del Paese".

Il nuovo allestimento passa anche attraverso la valorizzazione e la riscoperta di opere della collezione permanente che hanno segnato la storia del museo, come ‘Stella-acidi’ di Gilberto Zorio che, ha annunciato Giorgia Salerno, verrà presto a Ravenna, e il ‘Wall Drawing #570’ di Sol LeWitt, al centro proprio negli ultimi giorni di una polemica sull’opportunità o meno di riesporlo. Si tratta di un primo completamento che prevede fasi successive di riadeguamento di ulteriori spazi, con l’esposizione delle restanti opere sempre del Seicento e del contemporaneo, ora nei depositi. L’idea è quella di un museo che cambia continuamente.

"La cultura – ha sottolineato il direttore Tarantino – non può mai fermarsi, è crescita continua. Niente è più naturale del riallestimento di un museo, tenendo conto del lavoro fatto in passato, guardando al futuro".

La sezione sul contemporaneo ripercorre le tappe principali dell’arte italiana dal dopoguerra fino agli anni Ottanta. Così le opere di Francesco Zaganelli, Paris Bordon, Jacopo Ligozzi, Guercino, Carlo Cignani e Marcantonio Franceschini, volgono lo sguardo al futuro. La scultura di Emilio Greco divide idealmente le due parti. E nella sezione del contemporaneo si trovano opere di Mirko e Carlo Sergio Signori. E ancora Mattia Moreni e Ennio Morlotti, Carlo Ciussi e Joël Kermarrec, Luciano Bartolini, Dadamaino e Piero Manzoni, Titina Maselli e i Giulio Turcato, fino a Gilberto Zorio e a Piero Manai.

Alla presentazione di ieri sono intervenuti anche l’assessore alla Cultura Fabio Sbaraglia, il presidente del Mar Mauro Brighi e il sindaco Michele de Pascale che ha ricordato gli anni appena trascorsi, non facili soprattutto per le istituzioni culturali. "Questa istituzione – ha detto – riparte con la valorizzazione del suo patrimonio e con un nuovo racconto". Poi, riferendosi alle polemiche degli ultimi giorni sull’esposizione del lavoro di LeWit ha aggiunto: "L’arte quando non fa discutere viene meno a una delle sue funzioni fondamentali. Sono contento di amministrare una città che sull’arte dibatte e discute".

Annamaria Corrado

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