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10 apr 2022

In ricordo di suor Chiara Pregava nelle stalle e aveva un barbagianni

paolo casadio*
Cronaca

di Paolo Casadio*

Mi capita ultimamente di aver voglia di cibi dolci. Dicono che sia dovuta a carenze affettive, necessità di coccole: può essere. Forse ho invece bisogno di speranze, d’un salvagente d’umanità in questo mare di sangue. Sicché le righe d’oggi sono dedicate a una concittadina un poco dimenticata tra le figure della nostra spiritualità: suor Chiara, al secolo Annunziata Barboni, nata a Porto Corsini nel ‘24, quando il toponimo indicava il villaggio di pescatori e la lanterna. Del come arrivò al Cerbaiolo – e implicitamente alla sua personale fede - raccontava: "Mi sono arrabbiata con il Signore quando volevo che mi facesse trovare una casaccia dove potermi ritirare ogni tanto.

Ero in santa Chiara, ad Assisi, dove c’è il crocifisso che ha parlato a Francesco, e gli ho detto: “Ma quando me la dai una casaccia?” Sì, quella volta ci ho litigato. Ma poi si sapeva come sarebbe andata a finire". Nel 1960 del monastero benedettino di Cerbaiolo, originario del VIII secolo, che aveva visto il soggiorno di sant’Antonio e ospitato Giosué Carducci, restavano solo le rovine: nel ‘44 i tedeschi in ritirata avevano fatto saltare la chiesa e parte del convento. Suor Chiara curò la ricostruzione di una porzione della grande struttura originaria e ci andò a vivere, "in un luogo solitario ma non chiuso". Ci sarebbe restata trent’anni, in compagnia delle sue amate “bambine” - un piccolo gregge di caprette – e persino d’un barbagianni.

Nelle stalle sussurrava la preghiera: "Padre nostro, dacci il nostro fieno quotidiano". Ravignana cenobita, si considerava del mondo ma non nel mondo. La sua semplicità era la profonda saggezza di chi, ponendosi le domande immutabili nascoste in noi, aveva trovato le risposte. Suor Chiara si è spenta nel 2010 all’età di ottantasei anni e riposa nel minuscolo cimitero ai piedi del “suo” Cerbaiolo. Oggi, nel solco di una continuità spirituale, l’eremo è affidato alla nostrana Fraternità di san Damiano rappresentata da don Claudio Ciccillo, padre camaldolese, bergamasco di nascita ma ravennate d’adozione.

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