Ravenna, Daniela Poggiali in aula (Corelli)
Ravenna, Daniela Poggiali in aula (Corelli)

Ravenna, 4 dicembre 2015 - E’ entrata in aula verso le 9.20, ha accennato un sorriso a Luigi, il fidanzato di sempre che già alla buon’ora si era appostato sul cancello d’ingresso del Tribunale per poterla vedere.

E poi, quando è stato il suo momento, per oltre tre ore ha risposto a tutte le domande del Pm Angela Scorza negano di essere un’assassina o una ladra. In corte d’assise a Ravenna è stato il giorno di Daniela Poggiali (FOTO), la 43enne ex infermiera dell’ospedale “Umberto I” di Lugo, nel Ravennate, accusata di avere ucciso una sua paziente, la 78enne Rosa Calderoni, con una dose letale di potassio iniettata la mattina dell’8 aprile 2014 a poche ore dal ricovero.

Cardigan scuro e jeans, la Poggiali ha parlato senza mai un sussulto, tenendo da inizio alla fine lo stesso tono. “Forse ricordano male”, ha detto delle colleghe che avevano riferito che era l’unica a chiudere la porta delle stanze durante i contatti con i pazienti.

“Sono auto-ironica”, ha riferito delle battute sull’eventuale uso di un paio di fialette di potassio fatte in ospedale in merito ad alcuni alcuni pazienti che stavano male. Una necessità a suo avviso nata dal contesto, molto pesante, di quel tipo di reparto dove ogni giorno si ha a che fa con dolore e morte.

Per quanto riguarda il fatto che il tasso di decessi nei suoi turni fosse molto più alto delle medie,ha replicato con un secco: “Sono sfortunata, non lo so...”. Aggiungendo poi che in quel tipo di reparto, la Medicina, molti ci arrivano in fase terminale.

A fine udienza il presidente della corte Corrado Schiaretti le ha rivolto due domande dirette: se avesse mai commesso furti in reparto o se avesse ucciso la Calderoni con una iniezione di potassio. Scontata la risposta: “no”.