di Filippo Donati È un’epopea di acqua, gesso ed erosione quella raccontata nei plastici contenuti nel Museo delle Grotte nel Gesso, che in estate o in autunno inaugurerà a Borgo Rivola, poco più a sud di Riolo Terme. Le ricostruzioni in due dimensione della grotta del re Tiberio e del sistema carsico del Rio Stella-Rio Basino, unite a quella in 3D della grotta della Tanaccia, sono alcuni dei pezzi forti del museo, ospitato in quella che era la casa cantoniera di Borgo Rivola e che, in base all’andamento della pandemia, l’Ente Parchi conta di poter inaugurare tra l’estate e la fine del 2021. Sei stanze dedicate rispettivamente alla...

di Filippo Donati

È un’epopea di acqua, gesso ed erosione quella raccontata nei plastici contenuti nel Museo delle Grotte nel Gesso, che in estate o in autunno inaugurerà a Borgo Rivola, poco più a sud di Riolo Terme.

Le ricostruzioni in due dimensione della grotta del re Tiberio e del sistema carsico del Rio Stella-Rio Basino, unite a quella in 3D della grotta della Tanaccia, sono alcuni dei pezzi forti del museo, ospitato in quella che era la casa cantoniera di Borgo Rivola e che, in base all’andamento della pandemia, l’Ente Parchi conta di poter inaugurare tra l’estate e la fine del 2021. Sei stanze dedicate rispettivamente alla formazione della Vena e delle grotte, ai sistemi carsici e alla loro storia, alle grotte di gessi dell’Emilia Romagna, ai reperti che l’acqua ha portato nelle cavità, al rapporto tra uomo e Vena del Gesso e alla sua biodiversità. "Dobbiamo ricordare che la Vena ha vissuto una sorta di doppia vita – spiega Piero Lucci, vicepresidente della Federazione speleologica regionale, che per gli allestimenti si è avvalsa del supporto di geologi, carsologi, biologi e geografi delle Università di Bologna, Firenze, Modena e Reggio Emilia, delle Soprintendenze e del personale dell’Ente Parco –. La Vena si è formata sei milioni di anni fa, ed è emersa una prima volta circa 5 milioni e mezzo di anni fa. Dopodiché l’evoluzione del pianeta l’ha portata ad essere nuovamente sommersa dalle acque, per poi riemergere circa 800mila anni fa".

I reperti rinvenuti nelle grotte raccontano di un ambiente che nella preistoria doveva apparire estremamente diverso: "lì sono stati trovati resti fossili di iene, elefanti, coccodrilli, e addirittura di un oritteropo (mammifero africano unico nel suo ordine, ndr)".

Nelle sale è presente anche la ricostruzione di un ambiente carsico, popolato dalle specie che contribuiscono all’unicità della Vena, come le decine di specie di chirotteri o gli invertebrati, in un caso esponenti di specie che in tutto il mondo esistono solo qui. Il museo è arricchito da nove postazioni multimediali in gran parte interattive, affiancate a spazi più materici, "dove sarà possibile toccare con mano riproduzioni di ceramiche antiche, ma anche il lapis specularis e i cristalli di gesso, i due elementi che più testimoniano il rapporto dell’uomo con i sistemi carsici, cominciato per la verità già nell’Età del bronzo, quando le grotte rivestivano un ruolo più che altro cultuale e funerario, e approfonditosi in epoca romana, quando diventarono una preziosa fonte di materiali". Note più dolenti per quanto riguarda le fasi di sfruttamento più recenti, come l’estrazione industriale di gesso, che ha comportato gravi danni al sistema carsico di Monte Tondo.

L’ex casa cantoniera, posta al centro della Vena del Gesso, fra la metà occidentale della Riva di San Biagio e quella orientale della Riva del Gesso, punto obbligato per chi percorre l’Alta via dei parchi che corre lungo tutto l’Appennino emiliano romagnolo, non sarà solo un museo. "Ospiterà anche un bar, una libreria e un ostello con dodici posti letto – spiega la presidente della Comunità del parco Marina Lo Conte –, pensato come alternativa alla tenda per gli escursionisti più accaniti, come quelli che percorrono l’Alta via dei parchi".