È al grido di "Questa casa non è una scuola" che studenti, genitori e professori si raduneranno in piazza del Popolo domani alle 18, per protestare contro il rinvio del ritorno in classe, che la Regione ha posticipato al 25 gennaio, in controtendenza rispetto alle indicazioni ministeriali. Studenti, insegnanti e genitori che aderiscono al comitato Priorità alla scuola sono ormai impegnati in una protesta a oltranza: anche ieri gli alunni erano presenti all’esterno del liceo scientifico, divisi in vari capannelli a seconda delle classi d’appartenenza, insieme ad un’insegnante, anch’essa impegnata in una lezione...

È al grido di "Questa casa non è una scuola" che studenti, genitori e professori si raduneranno in piazza del Popolo domani alle 18, per protestare contro il rinvio del ritorno in classe, che la Regione ha posticipato al 25 gennaio, in controtendenza rispetto alle indicazioni ministeriali. Studenti, insegnanti e genitori che aderiscono al comitato Priorità alla scuola sono ormai impegnati in una protesta a oltranza: anche ieri gli alunni erano presenti all’esterno del liceo scientifico, divisi in vari capannelli a seconda delle classi d’appartenenza, insieme ad un’insegnante, anch’essa impegnata in una lezione a distanza. La porzione di via Santa Maria dell’Angelo riservata alla scuola, nelle ore della mattina, complici il freddo intenso, si trasforma ormai in qualcosa di molto simile a un accampamento, dove l’atmosfera tuttavia, nonostante gli striscioni, è sempre più cupa. Il benvenuto che si riceve varcata la soglia dell’area pedonale dedicata agli studenti, inciso a grandi lettere su un cartellone, è indicativo di quanto il morale sia basso: "saldi invernali - generazione in svendita". Faenza è da mesi uno dei baricentri della protesta portata avanti da Priorità alla scuola: a studenti e prof del liceo si sono interessate non solo le testate nazionali, ma pure quelle di altri paesi. Fra queste, perfino la televisione messicana. Anche i genitori, finora nella seconda linea della protesta rispetto a prof e alunni, hanno deciso di alzare la voce. "Il diritto alla salute e il diritto alla scuola non sono in contrasto. È anzi in atto una lesione alla salute psicofisica dei ragazzi", attacca Domenica Paola Giglio, madre di due studenti di prima liceo.

"A parte 40 giorni, è dal 25 febbraio dell’anno scorso che i ragazzi non conoscono altro che didattica a distanza. I miei figli, entrambi in prima, hanno messo piede al liceo Torricelli appena per una manciata di settimane. Che ci trovassimo in zona gialla, arancione o rossa per i ragazzi è come se non fosse cambiato nulla. In questi mesi inoltre i genitori lavorano, mentre i nonni sono giustamente lontani. E’ normale per un 14enne passare tutta la giornata in solitudine, al computer? Gli studenti erano fiduciosi, ottimisti, avevano cominciato davvero a credere che sarebbero tornati in classe. Oggi temono solo ulteriori rinvii: molti insegnati ci dicono che tanti ragazzi ormai non si collegano neppure più, hanno smesso di crederci. Il mantra "finirà come l’anno scorso" è sempre più diffuso". L’opzione di nuovi rinvii e di un ritorno in classe solo in aprile, secondo i genitori, vorrebbe dire che "l’anno scolastico 2020-2021 è di fatto andato perduto". Eppure l’opzione "nucleare", quella di un annullamento dell’anno scolastico con conseguente ripetizione generalizzata di quello ora in corso, a partire dal prossimo settembre, continua a essere innominabile: "i ragazzi in questi mesi hanno studiato. I professori hanno cercato di insegnare loro quanto più possibile; il personale scolastico ha attuato uscite separate per garantire il distanziamento. Il mondo della scuola il proprio dovere l’ha fatto. Altri no".

f.d.