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14 apr 2022

La disperazione negli occhi dei profughi ucraini

14 apr 2022

Da inizio marzo nella casa di mio suocero ospitiamo gratuitamente alcuni profughi ucraini. Si tratta di due mamme con i loro bambini, tra cui un neonato, e una signora di mezza età. Prima della guerra erano persone come noi, che economicamente stavano bene, che facevano le vacanze all’estero e che avevano lavori che consentivano loro di vivere e di formare una famiglia. Mai avrei pensato che il contatto con loro potesse essere così ’detonante’ per le persone che li incontrano.

Con alcuni amici, è scattata una bella gara di solidarietà per dividersi la spesa e per acquistare ciò di cui hanno bisogno e che non trovano alla Caritas o in parrocchia. La cosa più devastante e che profondamente ci segna, quando li andiamo a trovare, è vedere il loro volto rigato dalle lacrime, sia per l’imbarazzo che provano, sia per la preoccupazione per il futuro.

Hanno la lucida consapevolezza di aver perso quasi tutto e che i loro mariti, che non possono uscire dal Paese, sono esposti ai rischi della guerra. In quei momenti, per fortuna , con la loro semplicità, ci pensano i piccoli a riempirci il cuore, soprattutto quando si rivolgono a noi nella loro lingua natale per invitarci a giocare.

Qualche giorno fa sembrava ci fosse la speranza di una possibile tregua e questo era un primo segnale positivo. Purtroppo, i fatti dimostrano come oggi sia grande l’assenza di uomini di pace e di come gli interlocutori del conflitto, nessuno escluso, non la vogliano nemmeno cercare. Le conseguenze per i civili – vere vittime di tutte le guerre – saranno devastanti. Sarà purtroppo solo il primo passo per un escalation già annunciata, che riguarderà tutti noi.

Voglio sperare veramente che quei bimbi possano presto riabbracciare i loro papà e che la ragione torni a ispirare cuore e mente di chi può fermare questa assurda guerra.

Paolo Giulianini

© Riproduzione riservata

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