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11 mag 2022

"La figlia è la grande vittima del delitto"

Per la corte d’assise Arianna "è rimasta orfana di entrambi i genitori". Il sicario ha confessato "ma è stato spietato e con una falsa morale"

Per la Corte c’è un’altra vittima in questo delitto. È Arianna, la figlia 21enne della defunta e, secondo la procura, usata dal padre come alibi la mattina del delitto. Anzi, la giovane, parte civile con l’avvocato Veronica Valeriani, "è la grande vittima di questo delitto". La sua deposizione circa "le conseguenze che il lutto e il trauma hanno avuto su di lei" è stata definita "toccante".

Del resto "il danno relazionale, psichico, esistenziale che questa ragazza ha subito, e dovrà subire per tutta la vita come un vero ergastolo, non si esaurisce nella perdita della madre in un modo così cruento". Ma Arianna "ha perso anche il padre, o comunque la persona che prima credeva essere suo padre". È cioè "rimasta orfana di entrambi i genitori: un danno esistenziale di portata sovrumana" caratterizzato da un "dolore inestimabile". La giovane "dovrà vivere un’altra vita che cercherà di abbozzare sulle macerie della precedente". Nelle righe dello stesso paragrafo trova spazio anche Stefano Tabanelli, parte civile con l’avvocato Massimiliano Starni, compagno di Ilenia e suo promosso sposo: "Ha subito in modo traumatico una perdita importante sul piano affettivo ed esistenziale".

Una morte che nelle motivazioni è stata collegata in maniera esplicita all’ultimo periodo di "convivenza forzata". Chiaro, per i giudici, l’intento dell’ex marito Nanni: "Con la morte della moglie, avrebbe cessato di versare il mantenimento per la figlia, avrebbe evitato di pagare" a Ilenia "le sue spettanze di lavoro, avrebbe venduto la casa come voleva intascando tutto". Introduzione a un paragrafo che porta un titolo netto: "La ’sciagurata’ ordinanza presidenziale" con esplicito riferimento all’ordinanza di separazione emessa il 21 settembre 2017 e da cui "il Nanni trasse la spinta per ulteriori prepotenze e prevaricazioni". Secondo la Corte in particolare "non era consentito in quella sede costringere Ilenia Fabbri a una convivenza forzata con il marito quando entrambi i coniugi avevano chiesto l’assegnazione della casa coniugale" e quindi "di vivere separati". Come dire che "l’autorizzazione concessa al Nanni di continuare a vivere" sotto allo stesso tetto, "nella sostanza fu una sorta di ’sfratto’" per la donna.

Quell’ordinanza, anche per altri elencati motivi, "fu un provvedimento abnorme" non solo "illegittimo ma anche incredibilmente a favore dell’elemento maschile della coppia". In tutto ciò Ilenia finì con il ritrovarsi "in una situazione di inferiorità e grave esposizione" che, causa la presenza del marito in casa, "diveniva sempre più esplosiva di ora in ora". Da ciò lei "ricavò un disperante senso di ingiustizia e per controverso, probabilmente, il Nanni ne trasse un senso di onnipotenza e impunità" tanto che in seguito in lui "arroganza e perfidia salirono assai di livello".

In quanto al sicario Barbieri, su di lui "non è emerso alcun indice di disturbo psichico suscettibile di incidere sulla capacità di intendere e volere": ecco perché la richiesta di perizia psichiatrica è stata respinta. Certo, ha confessato consentendo "di metter meglio a fuoco il Nanni". Ma "l’intensità del dolo e il disvalore del fatto", hanno escluso l’opportunità di concedergli le attenuanti generiche. "Nel corso del suo esame - ha puntualizzato la Corte - Barbieri ha cercato di accreditarsi come persona a suo modo non priva di principi morali" in quella che è stata demolita come "falsa morale".

Andrea Colombari

© Riproduzione riservata

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