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17 mag 2022

"La nostra ’favola nera’ a quattro mani"

Alessandro Fabbri racconta com’è nato ’Quell’estate di sangue e Luna’, scritto con Eraldo Baldini, ora in ristampa

17 mag 2022

A 14 anni di distanza dalla prima edizione, è tornato in libreria il romanzo ‘Quell’estate di sangue e di luna’ scritto a quattro mani dagli scrittori ravennati Eraldo Baldini e Alessandro Fabbri. Il primo è l’indiscusso maestro del gotico, con all’attivo altri due romanzi (‘La palude dei fuochi erranti’ e ‘L’uomo nero e la bicicletta blu’) oltre a una miriade di saggi sul folclore romagnolo, il secondo uno degli sceneggiatori italiani di maggior talento, nonché autore precoce vincitore già a 18 anni del premio Campiello giovani con il romanzo breve ‘Mai fidarsi di un uomo che indossa un trench blu’. Se nel 2008 fu pubblicato da Einaudi, questa volta la ristampa è a cura di Rizzoli, e già si preannuncia una nuova ondata di lettori. La storia contiene due ingredienti cari agli autori: la Romagna e il mistero.

Fabbri, il libro alla sua prima uscita rimase per diverse settimane nella top ten dei libri più venduti. Qual è il segreto del suo successo? Due autori di così grande caratura?

"Le storie vincono sempre rispetto alla notorietà più o meno relativa di chi le scrive. A distanza di tempo mi piace constatare che l’opinione delle persone che lo hanno letto sia in linea con quanto ho sempre pensato, ossia che il tema scelto sia stato fondamentale".

Il romanzo racconta di Enrico, Billo, Valerio e Gianni, amici come lo si può essere solo a 11 anni, che attendono con entusiasmo lo sbarco dell’Apollo 11 sulla Luna, nel luglio 1969…

"Sì, si affronta un tema senza tempo e quindi sempre attuale, in bilico tra il progresso e l’evoluzione da una parte e la ricerca delle origini e delle tradizioni dall’altro. Un tema che fa presa e coinvolge grazie al fatto che i protagonisti sono ragazzini che vivono un momento magico, con il loro sguardo spontaneo, fresco e avvincente. È una favola nera che mette in campo prima di tutto l’umanità".

La scrittura è in genere un atto intimo e individuale. Come vi siete organizzati?

"Siamo riusciti a scrivere realmente a quattro mani. La prima fase è stata caratterizzata dalla condivisione, e abbiamo parlato di come suddividere il racconto, predisponendo una scaletta. Il romanzo alterna capitoli scritti da me e da lui che, nella seconda fase, abbiamo letto e riletto a vicenda per uniformare lo stile e fare proprie le parole dell’altro. Nell’ultima fase, la più divertente, abbiamo fatto una lettura finale ad alta voce".

A livello personale, come le piace essere definito?

"Scrittore, perché è un termine che racchiude tutto: una persona che scrive storie che poi possono prendere forme diverse: romanzo, sceneggiatura…".

Qual è la più grossa differenza del mestiere di scrittore e sceneggiatore?

"Il secondo ha una dimensione più collettiva e meno intima, perché collabora con tanti altri artisti per ottenere un unico grande risultato che poi sarà ‘goduto’ da un pubblico molto ampio in tutto il mondo".

Il successo di serie tv da lei firmate, fra cui ‘1992’, ‘1993’, ‘1994’, ‘Il processo’, ‘La fuggitiva’, ‘Fedeltà’, parla da solo. Qual è, invece, il libro che porterà sempre nel cuore?

"Premesso che ogni libro è come un figlio fra cui è difficile scegliere, non posso dimenticare quello da cui tutto è partito, ‘Mosche a Hollywood’, pubblicato nel 2000 da Minimun Fax".

Roberta Bezzi

© Riproduzione riservata

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