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8 mag 2022

La spesa di una volta Quando andare in bottega era un rito

paolo casadio
Cronaca

di Paolo Casadio

Non so come facciate voi. Io tengo un taccuino in cucina dove, mano a mano che qualcosa scarseggia, ne segno la necessità dell’acquisto. Poi una volta alla settimana, di solito il mercoledì, giorno in cui (chissà per quale motivo) nei supermercati c’è meno folla, riordino la lista così ottenuta e faccio la spesa. Una cosa veloce, rispettando la logica del biglietto che segue pedissequamente la distribuzione del punto vendita e che chiamo con legittimo orgoglio “ottimizzazione”. Ricordo invece che mia madre, ogni giorno, faceva la spesa e non certo in un unico negozio: c’era un percorso quasi obbligato, un rituale consolidato che si dipanava dal panettiere al macellaio, dal fruttivendolo al salumaio, dalla latteria fino ai generi alimentari. Posso dire che questa attività di procacciamento del cibo quotidiano assorbiva una buona parte della mattinata, ma non per l’entità degli acquisti in sé. Si comprava la fettina, il taglio di formaggio, il litro di latte, la treccina di pane, l’etto di mortadella, il mezzo pollo arrosto.

Il tempo restante, sporta di vimini in mano – le sportine di plastica erano ancora da inventare – lo si investiva in ciacarate dialettali con vicine e conoscenti, in un puntuale aggiornamento delle notizie di quartiere che si potevano anche classificare come “pettegolezzi”, nonché delle vicende di attrici e cantanti di rinomanza nazionale. Due chiacchiere in attesa del proprio turno e l’occhio sempre attento a non farsi fregare nella fila (Signora! C’ero prima io!), oppure a seguire le mani abili del droghiere che, a fronte dell’etto richiesto, spalava il peso per poi chiedere: "che faccio, lascio?", certo che nessuna avrebbe detto "tolga".

Poi, quando si entrava nelle grazie del bottegaio (a volte si entrava “troppo” e le voci circolavano veloci), si otteneva la “messa da parte” del miglior taglio o della prima qualità, a scapito delle altre clienti. Dai negozi di quartiere si acquistava lo stretto necessario per il pranzo e la cena della giornata.

Una nota su tutto: gli uomini che facevano la spesa erano mosche bianche. La spesa nel supermercato è qualcosa di assolutamente anonimo, solitario, e cela le insidie del marketing strategico, ovvero l’acquisto imprevisto, la compensazione insita nel possesso del prodotto non indispensabile. E mi fa rimpiangere le sensazioni e le emozioni delle botteghe d’una volta, quando accompagnavo mia madre.

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