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14 mag 2022

La tuta di ’Mondino’ Fabbri al Museo del Calcio

Cimeli donati dai tre figli del ct di Castel Bolognese sono esposti a Coverciano. Il presidente della fondazione: "Non ci fu solo la Corea"

I tre figli di Edmondo Fabbri con la tuta del padre e Matteo Marani, a Coverciano
I tre figli di Edmondo Fabbri con la tuta del padre e Matteo Marani, a Coverciano
I tre figli di Edmondo Fabbri con la tuta del padre e Matteo Marani, a Coverciano

"Era ora di dire basta alla ’damnatio memoriae’ di Edmondo Fabbri". Parola di Matteo Marani, presidente del Museo del calcio di Coverciano che ospiterà ricordi dell’allenatore di Castel Bolognese, un po’rimosso’ dopo la disfatta del ’66 con la Corea (del Nord). Da martedì il museo ospita una foto ed alcuni oggetti appartenuti al ct della Nazionale fra il 1962 e il 1966. A donarli sono stati i tre figli di ’Mondino’: Roberto, Romano e Riccardo.

I fatti sono noti. Nel 1962 Edmondo Fabbri, dopo una splendida cavalcata con il Mantova, portato dalla Serie D al nono posto in Serie A in cinque anni, venne chiamato alla guida della nazionale Azzurri da ricostruire, a cui Fabbri in poco tempo diede un’identità, sconfiggendo 3-0 il Brasile campione del mondo nel 1963. Ai Mondiali inglesi del ’66 però si consumò il dramma: gli azzurri vennero sconfitti ed eliminati dalla Corea del Nord. Divenne sinonimo di disfatta.

Ma ora Fabbri viene di nuovo ricordato, in un luogo come il Museo del calcio. "Siamo molto contenti, e grati a Matteo Marani, di aver potuto donare alcuni oggetti appartenuti a nostro padre al Museo del Calcio di Coverciano, dove non c’era nulla che ricordasse i suoi quattro anni alla guida della nazionale – commenta Roberto, il maggiore dei tre figli –. Purtroppo, quel periodo finì con una sconfitta, ma furono quattro anni di proficuo lavoro e di ricostruzione".

La famiglia Fabbri ha donato al museo la tuta con la scritta ’Italia’ indossata dal padre in nazionale ("dal punto di vista affettivo è il ricordo più prezioso"), un vecchio pallone dei mondiali del 1966 e una maglia azzurra indossata da Sormani al Mondiale di Cile nel 1962, che il campione brasiliano aveva regalato a Mondino, infine una bella foto di Fabbri scattata a San Siro in occasione di Italia-Brasile 3-0. "A cent’anni dalla sua nascita, avvenuta nel 1921, dapprima la pubblicazione del libro ’Oltre la Corea. Vita e calcio di Edmondo Fabbri’ e ora questa apertura del Museo del Calcio, hanno ridato dignità alla memoria di mio padre", conclude felice Roberto Fabbri.

"Ritenevo giusto che la famiglia Fabbri venisse accolta al Museo del Calcio e della Nazionale – dichiara Matteo Marani, presidente della Fondazione che gestisce il museo –. Fabbri è stato un tecnico della Nazionale con molti meriti, non ultimo quello di averla riportata per i raduni e gli stage a Coverciano. Alla fine, pagò la sconfitta contro la Corea. Non potevamo continuare con questa “damnatio memoriae” su Mondino. Era giunto il momento di dire basta. Fabbri ha avuto la sfortuna della partita con la Corea, ma non è stato l’unico ct che ha avuto partite sfortunate. Anzi – conclude – lui ai Mondiali c’era andato. Adesso a Coverciano c’è la sua tuta. C’è la sua presenza".

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