La versione di Pino Daniele "Mai corrotto da Pini Accessi di lavoro in banca dati"

Il luogotenente finito ai domiciliari ha risposto a tutte le domande dei magistrati bolognesi. La difesa ha chiesto la revoca della misura. Notificata intanto la chiusura indagine.

La versione di Pino Daniele  "Mai corrotto da Pini  Accessi di lavoro in banca dati"

La versione di Pino Daniele "Mai corrotto da Pini Accessi di lavoro in banca dati"

Più che di una raccomandazione per un posto in procura, la sua era stata una richiesta sulle tempistiche. E in quanto a tutti gli accessi alla banca dati, sempre a suo dire erano stati compiuti solo come strumento di controllo del territorio.

Pino Daniele in oltre un’ora e mezza di interrogatorio di garanzia davanti al pm Roberto Ceroni e al gip Andrea Salvatore Romito, ieri mattina a Bologna ha negato ogni illecito penale. Nato 53 anni fa a Chieti ed ex comandante della Stazione di Cotignola, il luogotenente Daniele - difeso dagli avvocati Ermanno e Claudio Cicognani - era finito ai domiciliari giovedì scorso in esecuzione a un’ordinanza cautelare della Dda di Bologna seguita dall’avviso di conclusione indagine. E’ indagato assieme a Pini per corruzione e per un accesso abusivo a sistema informatico. E da solo per diversi accessi. In buona sostanza secondo i magistrati felsinei, avrebbe ottenuto da Pini la promessa di farsi trasferire alla sezione di polizia giudiziaria della procura asservendo così la sua funzione pubblica agli interessi privati dell’ex parlamentare. Tanto che quest’ultimo lo avrebbe istigato ad accedere ai dati per controllare una targa: cosa che il luogotenente avrebbe fatto contattando un’agente della polizia locale e riferendole di una fuga dopo danneggiamento.

Il 53enne, che si è sottoposto a esame su tutto, ha ammesso di avere in effetti chiesto a Pini - che conosceva dal 2016 - di intercedere con l’allora procuratore capo: ma ha specificato che si trattava di una richiesta sui tempi e non sul ruolo. Ovvero, partendo dal presupposto secondo cui ancora prima di averli con Pini, aveva avuto rapporti con l’allora procuratore, gli interessava sapere se c’era il nulla osta al trasferimento. Circa i contestati accessi abusivi, ha accettato di parlare anche della ulteriore contestazione presente sull’avviso indagine e non nell’ordinanza cautelare. Lo ha fatto in maniera definita dalle difese "dettagliata e completa" partendo dalla ricerca della targa per la quale ha negato qualsivoglia ipotesi di corruzione. La ricerca - ha proseguito - è sì stata fatta da una vigilessa: ma non tramite la banca dati dedicata bensì tramite motori ricerca previo pagamento di 6,90 euro. Come dire che è stato usato un canale accessibile a tutti.

Gli altri accessi li ha spiegati adducendo ragioni d’ufficio: alcune di carattere penale, altre legate a necessità di controllo del territorio, ambito che secondo lui compete a una Stazione dell’Arma a prescindere. In particolare nella lista, figura una persona sulla quale erano stati compiuti numerosi accessi: solo perché era stata fatta venire in Italia sotto sua sua responsabilità e poi era scomparsa. In quanto alle ricerche su un personaggio famoso - Mark Iuliano, giocatore tra gli altri club di Juventus e Ravenna -, le ha spiegate con questioni legate al passaporto. Alla luce delle sue parole, la difesa ha chiesto la revoca della misura. Il gip si è riservato.

Andrea Colombari