L’amico Montaguti, ex corridore "Viveva a tutto gas, bravo ragazzo"

Un commosso Matteo: "Abbiamo fatto i bambini assieme, fine impensabile"

L’amico Montaguti, ex corridore  "Viveva a tutto gas, bravo ragazzo"

L’amico Montaguti, ex corridore "Viveva a tutto gas, bravo ragazzo"

"Con Paolino (nella foto), io lo chiamavo da sempre così, abbiamo fatto i bambini assieme". Ha la voce rotta Matteo Montaguti quando risponde al telefono. In quell’espressione, tipicamente romagnola, è racchiuso il senso di un legame forte, sincero, duraturo. Non solo conoscenti di vecchia data, insomma, ma un po’ come fratelli.

"Ci conoscevamo dall’età di 5 anni – racconta l’ex ciclista forlivese, originario di Meldola, professionista dal 2008 e ritiratosi nel 2019, dopo svariati Giri d’Italia e un Tour de France –. Abbiamo la stessa età e abbiamo fatto le stesse cose nella vita, fino a che lui ha iniziato a lavorare e io ho iniziato la carriera ciclistica. Siamo 4 amici molto molto uniti, ci chiamiamo ’Chi Tabac’ (Quei ragazzi): io, Paolino, Mattia Montanari di Ravenna e Luca Montanari di Faenza. Abbiamo militato nelle stesse squadre da ragazzi, le nostre famiglie si conoscono tutte. Continuavamo a guardare il ciclismo assieme e a parlarne, anche se loro poi hanno preso altre strade e ora anche io. Con Paolino ci vedevamo spesso in pausa pranzo".

Ed è di ieri mattina la telefonata che mai si vorrebbe ricevere nella vita, figurarsi a 39 anni: "Mi ha chiamato Mattia disperato, io ero via da 4 giorni per una trasferta molto lunga, mi ha chiamato perché ancora non ci poteva credere, dato che la notizia girava ma il nome di Paolo ancora no, poi però Luca ha avuto la conferma da Emanuele (il fratello più grande della vittima, ndr)". Matteo è rientrato a Forlì nella serata di ieri. "E’ una cosa che non avrei mai voluto sentire in vita mia – prosegue –. Di recente Paolo aveva avuto un altro piccolo incidente in bici ma si era completamente ripreso. Stava benissimo".

Non solo. Paolo e la sua famiglia erano stati colpiti di recente dall’alluvione che non ha risparmiato il quartiere Branzolino, di cui Samorì è originario: "Viveva ancora saltuariamente lì con i suoi genitori, – racconta Montaguti –. Lavorando a Forlì era più comodo, anche se poco prima del Covid aveva comprato questa casa a Marina di Ravenna. Non se l’è goduta molto purtroppo...". Poi l’ultimo ricordo: "Ci siamo sentiti qualche giorno fa. Venerdì era a una festa con amici comuni. Mi hanno girato le foto: è impensabile che un giorno sei lì a far festa e il giorno dopo non ci sei più. Paolino era uno a cui piaceva vivere a tutto gas, ma era un bravissimo ragazzo".

Serena D’Urbano