L’autunno che verrà, le terze dosi, le discoteche. Abbiamo parlato dei temi più attuali della pandemia con Nino Cartabellotta, presidente della fondazione Gimbe, uno degli esperti più citati a livello nazionale dalla comparsa del Covid. Ieri era a Ravenna in occasione dell’intitolazione dell’aula magna dell’ospedale al medico Omero Triossi. Cartabellotta, innanzitutto che autunno ci aspetta? "È impossibile che possa ripercorrere quello dell’anno scorso: grazie alla cintura di sicurezza dei vaccinati di fatto abbiamo la fascia più anziana coperta. L’impatto sia sulla circolazione del virus ma...

L’autunno che verrà, le terze dosi, le discoteche. Abbiamo parlato dei temi più attuali della pandemia con Nino Cartabellotta, presidente della fondazione Gimbe, uno degli esperti più citati a livello nazionale dalla comparsa del Covid. Ieri era a Ravenna in occasione dell’intitolazione dell’aula magna dell’ospedale al medico Omero Triossi.

Cartabellotta, innanzitutto che autunno ci aspetta?

"È impossibile che possa ripercorrere quello dell’anno scorso: grazie alla cintura di sicurezza dei vaccinati di fatto abbiamo la fascia più anziana coperta. L’impatto sia sulla circolazione del virus ma soprattutto sull’occupazione di ospedali e Terapie intensive è ottimale ora. Va seguito il declino della copertura per programmare adeguatamente le terze dosi".

Pensa che sarebbe auspicabile rendere il vaccino obbligatorio?

"Potrà essere discusso in Parlamento. Un obbligo che dovrebbe essere immediatamente preso in considerazione è quello per le terze dosi degli operatori sanitari, che hanno già avuto l’autorizzazione ma formalmente non rientrano nell’obbligo".

Secondo lei quindi la terza dose per i sanitari è la priorità?

"È un argomento su cui la politica dovrà fare delle riflessioni, perché la vaccinazione di chi lavora a contatto con gli altri è fondamentale per garantire la sicurezza dei pazienti e per evitare il depauperamento del personale sanitario, già all’osso".

C’è insomma il rischio di ritrovarci con operatori scoperti e a rischio contagio?

"Dai dati vediamo che dopo i 6 mesi la copertura comincia a declinare: rimane alta per la malattia grave, mentre si mantiene attorno al 75% per la probabilità di contagio. Le quarantene di operatori sanitari rischiano di mettere in difficoltà la sanità".

Cambiamo tema. Sappiamo che la malattia diventerà endemica e non sparirà. Pensa che sia possibile tornare ai concerti e alle serate in discoteca?

"Sarei prudente sulla riapertura di tutto in condizioni analoghe all’era pre Covid. La situazione di endemia al momento non c’è, e comunque va verificata. Io aspetterei il passaggio di questo autunno e inverno, in cui molte persone vaccinate perderanno via via la copertura".

Il Comitato tecnico scientifico però ha espresso parere favorevole

"Il Comitato sulle discoteche chiede le capienze al 35% al chiuso e al 50% all’aperto, va usata la mascherina se non si balla e si chiedono tutta una serie di precauzioni. È evidente che queste condizioni mettono in grossa difficoltà chi deve riaprire: i vincoli rischiano di essere troppo ristretti per le necessità di alcune attività".

L’anno scorso qui la grande emergenza sono state le case di residenza per anziani, dove tuttora vigono grosse restrizioni sulle visite. Pensa che ora sia possibile alleggerirle?

"Le restrizioni sulle visite hanno l’obiettivo di non portare troppe persone esterne dentro alle strutture. In questo momento è prioritario, a sei mesi dal completamento del ciclo, rivaccinare con la terza dose tutti gli ospiti. Questo permetterebbe di allentare le restrizioni. È un equilibrio molto fragile".

Sara Servadei