Le streghe, un mondo da scoprire

Ma c’è ancora qualcuno che crede nelle streghe? "Le streghe hanno cessato di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle" aveva sostenuto Voltaire. La letteratura su questo argomento è molto ricca, e direi in particolare quella romagnola. Se vogliamo trovare ampi riferimenti in proposito, possiamo leggere di Simona Camporesi ed Eraldo Baldini, ’Streghe, malefici e magia popolare in Romagna tra storia e folkore’, edito da Il Ponte Vecchio. Fenomeni legati alla magia e alla stregoneria hanno attraversato spesso in modo drammatico l’intera Europa, ma non solo. Tralasciando il livello mitico ed attenendoci a quello storico, col nome di streghe venivano additate quelle donne che servendosi di formule strane, rituali magici, pozioni a base di erbe o quant’altro, aiutate secondo il pensiero di molti da forze demoniache maleficiavano uomini ed animali. Avevano infatti la capacità di scatenare disastri, malattie o anche, attraverso fatture, di togliere il cosiddetto "malocchio", disfare incantesimi. Chissà se, tra la nostra popolazione, c’è ancora qualcuno che pensa che la recente alluvione sia stata prodotta dal maleficio di qualche strega. Sicuramente c’è chi ha creduto in un castigo di Dio. Ma tralasciando questo particolare, ancora oggi in mezzo a noi c’è gente che va da maghi o da cosiddetti guaritori per problemi legati a malattie, a storie d’amore o di affari. Se non sono streghe, certamente operano nelle nostre città cartomanti che sanno lucrare sulla debolezza umana creando particolari dipendenze.

È finito fortunatamente il tempo in cui le streghe venivano bruciate, e come scrivono Camporesi e Baldini, nei secoli passati magia e religione erano unite nel tentativo dell’uomo di relazionarsi al mondo esterno e non solo in ambito popolare ma anche in quello dotto. La commistione tra magia e religione è sempre stata presente anche qui in Romagna; basti ricordare il rito magico della raccolta delle erbe nella notte di San Giovanni o dell’uovo deposto nel giorno dell’Ascensione o dei resti del ceppo natalizio. La massaia segnava una croce sull’impasto da lievitare o sul tegame del latte messo a cagliare, mentre il contadino lo faceva verso il cielo che minacciava temporali, magari incrociando due zappe sull’aia, come ho visto più volte fare. Insomma, un mondo interessante da scoprire che a noi uomini dell’era della scienza può fare anche sorridere.

Nevio Spadoni