Faenza, rilievi nell'appartamento di Luciano Zaccarini
Faenza, rilievi nell'appartamento di Luciano Zaccarini

Faenza (Ravenna), 23 agosto 2019 - L’ultima volta era stato visto nel tardo pomeriggio di sabato scorso. Poi di lui più nulla, almeno fino a mercoledì pomeriggio quando il suo cadavere è stato trovato prono in una pozza di sangue all’interno del suo appartamento di vicolo Montini, nel centro di Faenza. La morte di Luciano Zaccarini, 52 anni ancora da compiere, ha lasciato più dubbi che certezze. Dubbi perlopiù legati ai giorni – almeno tre – in cui il cadavere, esposto alle alte temperature di questo periodo dell’anno, ha via via raggiunto uno stato di decomposizione che ha complicato il lavoro degli inquirenti.

A dare l’allarme, è stata una vicina di casa proprio in ragione dell’odore che proveniva dall’alloggio dell’uomo. Attorno alle 17 i vigili del fuoco hanno aperto la porta assieme agli agenti del locale Commissariato; sono quindi intervenuti i colleghi della squadra mobile di Ravenna e quelli bolognesi del gabinetto regionale della polizia scientifica oltre al pm di turno Silvia Ziniti.

Sulla base di una prima ispezione cadaverica, il medico legale ha collocato il decesso almeno tre giorni prima del rinvenimento del corpo, e cioè domenica. L’uomo presentava un profondo taglio, ma non netto, lungo vari centimetri al polso destro. Inoltre una delle finestre dell’abitazione, aveva un vetro rotto con macchie di sangue sui cocci.

La lettura iniziale degli elementi, tende a inquadrare l’accaduto in un singolare incidente domestico. Più defilate – anche se non scartate – altre ipotesi quali un omicidio o un gesto estremo. In ogni modo è impossibile restituire certezze sulle cause del decesso prima dei risultati dell’autopsia disposta dalla procura.

Esistono tuttavia elementi che alimentano le ipotesi alternative all’incidente. Secondo le verifiche degli investigatori, l’uomo aveva vari precedenti di polizia perlopiù per reati contro la persona. Inoltre su di lui nel 2015, e per tre anni, era scattato un divieto di ritorno a Riolo Terme. Da ultimo era stato sottoposto alla misura di sicurezza della libertà vigilata: provvedimento in ragione del quale fino al maggio 2020 ogni settimana sarebbe dovuto andare a firmare in Commissariato.

Lecito insomma supporre che magari con qualcuno in passato ci fossero stati motivi di attrito. Di fatto alcuni dei vicini hanno raccontato agli inquirenti di avere sentito nella notte tra sabato e demonica rumori provenienti proprio dall’appartamento di Zaccarini: tipo calci contro le suppellettili e vetri infranti. Ma quando erano usciti per controllare, non avevano visto nessuno in giro.

Da ultimo c’è quanto riferito da una familiare secondo cui l’uomo, peraltro segnato da un certo disagio personale, a metà marzo scorso avrebbe tentato un gesto estremo sullo stesso punto del Lamone nel quale un’altra familiare aveva fatto cosa analoga. Elementi insomma che si prestano a una variegata lettura. Ma solo l’autopsia potrà dissipare ogni dubbio sulla morte del signor Zaccarini.