"Macerie edili nel Parco marittimo". Ancisi si rivolge alla Corte d’appello

Il capogruppo di Lista per Ravenna denuncia l'uso di rifiuti edili riciclati per i stradelli del Parco marittimo, chiedendo un'indagine penale.

"Macerie edili nel Parco marittimo". Ancisi si rivolge alla Corte d’appello

"Macerie edili nel Parco marittimo". Ancisi si rivolge alla Corte d’appello

Altro che pietrisco naturale di roccia come da progetto esecutivo comunale. Il sottofondo degli stradelli di accesso alle pinete e al mare che rientrano nell’ambito del Parco marittimo tra Punta Marina e Marina di Ravenna, in appalto alla ditta Jonica 2001 di Giarre (Catania) è fatto di "resti di cantiere edili con tanto di ferri di cantiere, tubi corrugati e piastrelle rotte". Insomma, materiale proveniente non certo da una cava ma da demolizioni secondo quanto sostiene Alvaro Ancisi, capogruppo di Lista per Ravenna in Consiglio comunale, aveva già segnalato il tutto alla procura di Ravenna il 12 ottobre 2023 che però aveva presentato al Gip la richiesta di archiviazione il 10 aprile scorso.

Il 23 maggio lo stesso Ancisi aveva depositato un atto di opposizione a tale richiesta che ha successivamente integrato con una memoria aggiuntiva. E siccome i giudici a Ravenna non gli danno "soddisfazione", Ancisi come ha annunciato ieri in conferenza stampa, sempre il 10 giugno ha chiesto al procuratore generale presso la Corte d’appello di Bologna l’emissione di un decreto di avocazione delle indagini.

Sempre ieri in conferenza stampa sono state mostrate le immagini del tipo di materiale utilizzato. Da parte sua l’amministrazione comunale ha provveduto a modificare il progetto esecutivo iniziale con una variante che ammette l’uso di rifiuti riciclati da cantieri edili, intervenuta però dopo la posa del materiale stesso, come ha ricapitolato e sottolineato ieri Ancisi. "Di fatto è possibile che oltre 3.700 tonnellate di rifiuti edili riciclati possano essere finiti sotto gli stradelli del Parco marittimo – ha detto il capogruppo di Lista per Ravenna –; se in modo legittimo o meno lo decideranno i giudici penali di Bologna".

Giorgio Costa