Ravenna, 24 dicembre 2018 - I suoi ultimi giorni da uomo libero sono stati "costellati da una tale pletora di comportamenti comunicativi" che anche se considerati autonomamente, avrebbero costituito "prova della sua responsabilità per l'omicidio". Solo una delle tante considerazioni che la Corte d'Assise di Ravenna, nelle motivazioni depositate questa mattina, ha usato per spiegare perché il 53enne dermatologo Matteo Cagnoni il 22 giugno scorso è stato condannato all'ergastolo (VIDEO) per l'omicidio della moglie, la 39enne Giulia Ballestri ammazzata il 16 settembre 2016 nella villa di famiglia, da tempo disabitata, di via padre Genocchi.

In totale 374 pagine quelle con cui il giudice estensore Andrea Galanti e il presidente della Corte, Corrado Schiaretti, hanno ripercorso tutte le fasi del processo non solo vagliando i tanti elementi raccolti dalla Procura, compresi quelli che vengono indicati quali "prova genetica" (ovvero tutti i reperti isolati dalla Scientifica) e "prova botanica" (ovvero il tronco di pino prelevato dalla villa di Marina Romea e usato per uccidere Giulia), Ma pure offrendo una ricostruzione omicidiaria in parte inedita con la vittima scaraventata dalla furia dei colpi fin oltre la balaustra del ballatoio là dove era stata aggredita di fronte ai quadri usati, per l'accusa, quale pretesto per attirarla sin là dentro e ammazzarla.

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Circa il comportamento del 53enne, i giudici hanno sottolineato che "è bene rimarcare che proprio la natura zoppicante, cangiante, fallace oltre che mistificatoria e per la gran parte menzognera" di quanto dichiarato da Cagnoni, "ha spesso instradato l'operato" dell'accusa. Anzi quest'ultima, "proprio seguendo le tracce dichiarative di Cagnoni, ha introitato notevoli e anche decisivi supplementi investigativi".

Per i giudici in definitiva "la verità processuale che si consegna" alla Corte, "è quella che vede Matteo Cagnoni avere definitivamente marchiato con il rosso del sangue con entrambe le mani, la propria responsabilità". Chiaro riferimento alle tracce palmari lasciate impresse sul sangue di Giulia e per i magistrati riconducibili proprio al marito.

Cagnoni si trova in custodia cautelare dal 19 settembre 2016, giorno in cui fu bloccato dalla polizia nei pressi della villa paterna di Firenze a poche ore dal ritrovamento del cadavere di Giulia.

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