Ravenna, 5 marzo 2019 - Un malloppo di 370 pagine per spiegare ai giudici della corte d’assise d’appello di Bologna perché Matteo Cagnoni non sarebbe l’assassino della moglie Giulia Ballestri. Ma bastano, in chiusura, pochi fogli per introdurre il principale elemento di novità: la richiesta di una perizia psichiatrica volta ad accertare la capacità di intendere e di volere dell’imputato al momento dei fatti.

Richiesta che tuttavia, nell’ottica offerta dagli avvocati Giovanni Trombini e Francesco Dalaiti, non è in contraddizione col fatto che il 53enne dermatologo continui a dichiararsi innocente. Intanto è presentata in subordine alla principale, che è quella di un’assoluzione a tutto tondo. In secondo luogo fa leva sul fatto che la sentenza di primo grado che condanna Cagnoni all’ergastolo (VIDEO) più volte pone l’accento sul disturbo di personalità di cui soffrirebbe, senza che nessuno specialista l’abbia in realtà accertato. 

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