Il giudice, dopo avere escluso i maltrattamenti in famiglia con l’aggravante di averli commessi davanti ai figli piccoli, ha riqualificato i reati condannando l’imputata a nove mesi di reclusione (con pena sospesa) per le singole condotte: ovvero minacce e lesioni visto che le ingiurie non costituiscono più reato. Si è chiuso così nel tardo pomeriggio di ieri il processo a carico della 42enne di Faenza inizialmente accusata di avere maltrattato per sei anni il marito da cui si sta...

Il giudice, dopo avere escluso i maltrattamenti in famiglia con l’aggravante di averli commessi davanti ai figli piccoli, ha riqualificato i reati condannando l’imputata a nove mesi di reclusione (con pena sospesa) per le singole condotte: ovvero minacce e lesioni visto che le ingiurie non costituiscono più reato. Si è chiuso così nel tardo pomeriggio di ieri il processo a carico della 42enne di Faenza inizialmente accusata di avere maltrattato per sei anni il marito da cui si sta separando (la procura aveva chiesto per lei un anno e mezzo di reclusione). All’uomo, parte civile con l’avvocato Silvana Santandrea, è stato riconosciuto un risarcimento che dovrà essere eventualmente quantificato nella sede civile del tribunale. La difesa – avvocato Lucia Varliero – aveva chiesto l’assoluzione sulla base di quanto sostenuto dall’imputata: ovvero, in estrema sintesi, che le accuse lanciate dal marito erano solo strumentali a strappare una separazione vantaggiosa. Tanto da avere proposto lei stessa querele incrociate contro l’uomo, tra cui anche una per stalking giudiziario.

I protagonisti del singolare caso, sono entrambi liberi professionisti manfredi, sposati da una dozzina d’anni e impegnati in una tumultuosa separazione. In aula a inizio febbraio 2019 il consorte aveva ripercorso tutte quelle stesse accuse che a inizio luglio 2018 erano costate alla ex una misura di allontanamento da casa per sei mesi, poi revocata. In particolare aveva riferito di una sistematica denigrazione nei suoi confronti imperniata sulla sua presunta inadeguatezza come marito e come padre: "Mi diceva che era piena di maschi testosteronici vicino a lei e che io non valevo niente...", le parole di lui. Per l’uomo, l’atteggiamento della ex oscillava dalla gelosia ossessiva alla denigrazione compulsiva: "A inizio del 2018 – aveva spiegato – venne per alcune volte al lavoro da me a tirare sassi contro i vetri perché non le avevo risposto". Nella sua lista accuse, anche minacce di morte. L’episodio più grave, lo aveva collocato nella notte del 22 aprile 2018 quando, al termine di una discussione, "presi le botte davanti ai figli". Lei avrebbe cercato pure di strappargli il cellulare e "mi soffiò come se fosse un gatto: come per dirmi che aveva il demonio dentro". La donna in aula aveva invece smentito le accuse, riconducendo il tutto a banali liti domestiche senza particolari conseguenze, in taluni casi a suo dire alimentate dai comportamenti stravaganti e aggressivi del marito.