Montanari, lo scienziato del legno: "Provai a sfidare Leonardo. Poi ho esplorato i palazzi signorili"

Con la Montecatini dal dopoguerra ha allestito le case del Delta Padano. Poi la curiosità lo ha portato a recuperare in una cantina i documenti sul senatore Luigi Rava: Antonio Patuelli ne fece un articolo.

È l’unico ancora in vita a conoscere i segreti della stupefacente struttura lignea in ‘pino pece’ della Montecatini, ad aver allestito l’arredamento in legno delle case del Delta Padano a metà degli anni 50: nei suoi quasi 40 anni di lavoro come falegname, per la massima parte trascorsi alle dipendenze del Comune, Vittorio Montanari è passato dalle pialle a mano alle moderne macchine e ha allargato l’orizzonte degli interessi grazie alla sua innata curiosità culturale che l’ha portato a esplorare le cantine dei palazzi signorili di Ravenna, primo fra tutti quello che fu di Luigi Rava, recuperando importanti e sconosciuti documenti, fotografie, manifesti, altrimenti destinati al macero. E che invece ora possono diventare memoria collettiva grazie alle donazioni e alle mostre che Montanari organizza al centro sociale ‘Le Rose’. E per non restare con le mani in mano ha anche provato, assieme a Mario Nanni, a realizzare la (utopistica) ruota del moto perpetuo disegnata da Leonardo.

Falegname d’altri tempi, siete rimasti in pochi…

"Che io sappia siamo in due, io e Pino Zampiga. Me ne sono ricordato dopo aver letto la sua intervista sul Carlino. Eravamo nella falegnameria Sanzani negli stessi anni, ma in reparti diversi. E il caso ha voluto che sia io sia Zampiga abbiamo provato a sfidare Leonardo. Pino c’è riuscito".

Lei no?

"Non ci riuscì Leonardo, potevo forse riuscirci io? L’idea fu di Mario Nanni, geometra, grande appassionato di matematica, fisica, studioso di forza gravitazionale e di moto perpetuo. Capitai a casa sua per un lavoro e mi chiese di realizzare prototipi di una ruota e annesse strutture, tutto in legno. Per quattro anni ho seguito i suoi disegni, ma la ruota si fermava sempre in quel punto".

Nanni era veramente un personaggio particolare…

"Certamente, pensi che era anche in contatto con una organizzazione scientifica americana, la Smithsonian Istitution, per ricerche sulla forza gravitazionale in funzione del materiale. Pensi che un giorno, c’ero anch’io, fece un esperimento con un filo a piombo, a Ravenna, dal cavalcavia ferroviario e poi volò in Nuova Zelanda, agli antipodi, a ripeterlo, oppure altre volte siamo andati sulla Marmolada a pesare sfere di diverso materiale per valutare la differenza di peso rispetto a Ravenna. Poi puntò sul moto perpetuo, mi telefonava anche di notte per modificare la ruota, ma inutilmente. Molti suoi scritti sono stati pubblicati su una rivista scientifica canadese".

Parliamo di lei. Dove è nato?

"In via Sabbionara, dove a metà Ottocento estraevano la sabbia e poco più in là c’era la Pileria del riso. Il babbo, Achille, era un calzolaio, faceva scarpe per chi aveva problemi ai piedi e a 20 anni, nel 1926, cantava nella Corale Puccini. La mamma si chiamava Iolanda Maestri".

Al passaggio del fronte lei aveva poco più di tre anni, ricorda qualcosa?

"No. In quel periodo eravamo sfollati a Mezzano".

Che scuole ha frequentato?

"Le elementari, alla ‘De Amicis’, e dopo la quinta, come spesso accadeva all’epoca, via a lavorare. A 12 anni, era il ‘53, entrai nella Cooperativa dei falegnami in via Pier Traversari, poi dopo un anno alla Sanzani. Eravamo in 60! Pensi che a 16 anni andavo con il triciclo e la cassa degli strumenti, fino a Savarna nelle case del Delta Padano, appena costruite, a montare gli armadi, a sistemare porte e finestre. Ricordo le famiglie di contadini incredule davanti a case così moderne come non avevano mai visto…".

All’epoca lei correva in bicicletta…

"Sì, con il Pedale Ravennate. Correvo con Franco Giusti, morto nel 2020, lui era bravissimo, io no e dopo due anni di corse ho smesso. Poi nel ‘62 mi sono sposato, con Virginia Gasperoni e sono nati Franco, Sonia e Giorgio e nel 1964 andai a fare il carpentiere alla Montecatini. Lo stesso anno presi il diploma di terza media con le 150 ore".

La Montecatini, una struttura a cattedrale tutta in legno!

"Già, capriate, colonne, lo scheletro dei fabbricati era tutto in pino pece, resistentissimo, pressoché ignifugo, e anche le scale erano in legno quindi occorreva una continua manutenzione. Giorno dopo giorno scoprivo i segreti del grande lavoro dei carpentieri che l’avevano costruita a inizio Novecento. Sono stati anni bellissimi, nonostante i vapori di acido solforico… non so come siamo sopravvissuti! E quando nel 1971 la fabbrica chiuse, il direttore mi autorizzò a ripulire la cantina e a portar via anche i macchinari della falegnameria".

Fu lì che iniziò la sua curiosità per i documenti storici?

"Proprio così, lì trovai vecchi oggetti come i pesti utilizzati dal laboratorio analisi e soprattutto un libro edito per il centenario della Cassa di Risparmio nel 1940, raccolta di caricature di personaggi della banca disegnate da un dipendente. L’ho fatto restaurare e l’ho donato alla Cassa…".

Al recupero del libro e di documenti di Luigi Rava, il presidente Patuelli dedicò un lungo articolo sul Carlino…

"Scrisse che quel volume fu una interessante sorpresa, perché non ce n’era traccia negli inventari della banca…e fece anche della storia di documenti riferibili al senatore Luigi Rava che io avevo recuperato".

Dove li aveva trovati?

"Nella cantina del palazzo Rava in via di Roma. Ora le spiego, chiusa la Montecatini entrai nella falegnameria del Comune che era in via Serra davanti al macello e fui delegato ai lavori esterni negli edifici comunali, scuole, asili, tribunale. A palazzo Rava dovevo riparare alcune porte. In cantina, dove cercavo un asse, trovai un mucchio di carte, a terra, tutte umide, dimenticate: seppi poi che tutto il patrimonio di libri e documenti era già stato donato alla Classense, ma in cantina non era andato nessuno…".

Fra i documenti un manifesto del Collegio politico di Vergato dove Rava, a inizio ‘900, fu presentato candidato su indicazione di Zanardelli e Giolitti dopo che per tre legislature era stato eletto a Ravenna…

"Sì, un manifesto di cui lo stesso presidente Patuelli trattò nell’articolo che le dicevo. Fra le carte recuperate ci sono scritti oltre che di Luigi Rava, che fu parlamentare, ministro, presidente della Cassa di Risparmio e tanto altro, anche del padre Giuseppe, studioso di matematica, di cui ho trovato pagine sugli ‘Elementi della scrittura doppia’, e anche un testo di Santi Muratori".

Documenti che sono tasselli di storia altrimenti destinata all’oblio…

"Certamente. E c’è, fra le tante carte trovate, anche un ‘Regolamento dei mulini a grano’, e poi il regolamento dello Stato Pontificio del 1858 sulla ‘Caccia con l’archibugio’ e poi foto, ritratti e altro".

Materiale di grande valore storico che, dopo averlo salvato, da qualche tempo lei sta mettendo a disposizione del pubblico nelle mostre che fa al centro sociale ‘Le Rose’.

"Proprio così, nelle sale dell’ex lazzaretto di via S.Alberto. Rassegne che hanno riguardato i Rava, la bonifica del Lamone, e poi cartografie e copie di documenti dello stato Pontificio, e ancora foto e documenti per ricordare l’imprenditore e amico Delmo Mingozzi, fondatore del ‘Corriere Romagnolo’. E ho anche donato ai Frati di San Francesco un pannello con foto e documenti relativi al priore padre Severino Ragazzini, instancabile organizzatore di iniziative dantesche".

Carlo Raggi