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12 mag 2022

Morì al largo col catamarano Noleggiatori verso il processo

Annegò in mare, durante un’uscita in catamarano con gli amici. Ora, a distanza di quasi due anni da quel tragico incidente, avvenuto a Milano Marittima il 27 agosto del 2020, si riapre la partita tra l’accusa e la difesa. Alcuni mesi fa il pm ha chiesto l’archiviazione per gli unici due indagati nel procedimento per omicidio colposo per la morte del 46enne Davide Pastorelli. Ora invece arriva ‘l’ordine’ del giudice di formulare il rinvio a giudizio. A stretto giro verrà ora disposta l’udienza preliminare e nominato un nuovo giudice che decida se iniziare il processo. A questo punto, insomma, l’archiviazione diventa sempre più improbabile. Sotto la lente degli inquirenti i due proprietari del catamarano, appartenente ad una società di noleggio imbarcazioni di Milano Marittima.

A bordo del natante mancava il salvagente, col quale Pastorelli si sarebbe potuto salvare. Erano in quattro quel pomeriggio, tra cui la fidanzata della vittima, a poche centinaia di metri dalla costa di Milano Marittima. Il mare era agitato, l’uomo si tuffò e venne trasportato via dalla corrente, mentre gridava aiuto e cercava invano di raggiungere la barca. I tre amici, rimasti a bordo, tentarono in tutti i modi di prestargli soccorso, ma a causa del vento forte non riuscirono a governare il mezzo e a soccorrere l’amico. Perse le speranze e non vedendolo più, fecero ritorno a riva e diedero l’allarme. Fu ritrovato morto la mattina dopo a poche centinaia di metri dalla costa.

Il pubblico ministero aveva chiesto l’archiviazione del procedimento sostenendo che il salvagente ‘anulare’ sarebbe stato inutile per salvare la vita all’uomo che si trovava troppo lontano. Gli avvocati Alessandro Sintucci e Alice Magnani che sostengono i familiari della vittima hanno fatto opposizione e il giudice l’ha accolta in pieno. Le motivazioni che hanno spinto il gip Andrea Galanti a disporre che il Pm proceda entro 10 giorni con l’imputazione coatta, chiedendo il rinvio a giudizio dei due indagati, sono che quel salvagente "che ha un funzione salvifica in caso in cui l’equipaggio versi in situazioni di pericolo o nel caso in cui i soggetti a bordo siano sprovvisti di salvagenti individuali, sarebbe un strumento necessario per salvare la vita di chi annega".

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