Lo scrittore ed editore Ivan Simonini
Lo scrittore ed editore Ivan Simonini
Rispetto a quella del 2017, la seconda edizione fresca di stampa del volume ‘I mosaici ravennati nella Divina Commedia. Dagli ultimi canti del Paradiso ai primi dell’Inferno in 111 visioni’ scritta dal prof Ivan Simonini, si presenta riveduta, corretta e capovolta. Immutato l’obiettivo del lavoro pubblicato da Edizioni del Girasole: "Stimolare riflessioni e approfondimenti" sul legame tra Dante e i mosaici, come ben evidenziato fra l’altro dal critico letterario Enrico Malato nel risvolto di copertina. Pur non essendo una guida in senso stretto, l’opera è ora strutturata a partire dai monumenti e non più sui versi di Dante, per cui è più funzionale anche a un turista che desidera approfondire la...

Rispetto a quella del 2017, la seconda edizione fresca di stampa del volume ‘I mosaici ravennati nella Divina Commedia. Dagli ultimi canti del Paradiso ai primi dell’Inferno in 111 visioni’ scritta dal prof Ivan Simonini, si presenta riveduta, corretta e capovolta. Immutato l’obiettivo del lavoro pubblicato da Edizioni del Girasole: "Stimolare riflessioni e approfondimenti" sul legame tra Dante e i mosaici, come ben evidenziato fra l’altro dal critico letterario Enrico Malato nel risvolto di copertina. Pur non essendo una guida in senso stretto, l’opera è ora strutturata a partire dai monumenti e non più sui versi di Dante, per cui è più funzionale anche a un turista che desidera approfondire la tematica.

Simonini, cosa l’ha spinta a questo importante ripensamento della struttura compositiva del libro?

"La prima edizione era andata esaurita. Ho quindi pensato di rivederlo ex novo anziché fare una semplice ristampa, in modo da tener conto dei suggerimenti di amici e delle integrazioni su cicli musivi che mi ero dimenticato. D’altra parte i mosaici ravennati sono un po’ come la Divina Commedia che, se la leggi sono una volta, rischi di non capirla, mentre dopo dieci volte ci si rende conto che ogni volta si resta colpiti da elementi non osservati la volta prima".

In che senso questa nuova edizione è ‘capovolta’ rispetto alla prima?

"Anziché seguire ordinatamente la sequenza della Divina Commedia dal primo canto dell’Inferno all’ultimo del Paradiso, questa volta ho privilegiato i luoghi di culto. La nuova sequenza parte dai battisteri, continua con le basiliche e termina con i mausolei".

Cosa l’ha spinta a questa scelta?

"A tre anni di distanza era venuta meno la mia prima preoccupazione: dimostrare che Dante trasse ispirazione dai mosaici ravennati anche per l’Inferno e non solo per il Purgatorio e il Paradiso e, nello specifico, non solo da quelli più noti bizantini del V e VI secolo ma anche da quelli più poveri ma non meno importanti, veneziani-ravennati del XIII secolo in S. Giovanni Evangelista".

Così, ora, ha seguito la logica…

"… dell’aderenza al percorso spirituale reale del cristiano che da sempre nasce e quindi si battezza nei battisteri, prega nelle basiliche e muore trovando sepoltura nei mausolei, come ogni altro uomo credente o no che sia. Tra le nuove suggestioni, nei 111 capitoletti, vi sono San Francesco, San Michele in Africisco e il Mausoleo di Teodorico".

Può fare un esempio di qualcosa di curioso che ha scoperto durante le sue ricerche?

"Nella visione 27 ‘Il vero volto di Teodorico’, svelo che in Sant’Apollinare Nuovo c’è una falsa raffigurazione musiva di Giustiniano che invece è rappresentato a San Vitale. In realtà si tratta di re Teodorico. Quando i bizantini cacciarono i Goti, tra le altre cose epurate dei mosaici ariani, forse rifecero anche il trucco a quel ritratto per trasformarlo in quello di Giustiniano".

Un esempio, invece, della grande attualità di Dante?

"Senza dubbio il celebre canto V dell’Inferno dove è solo Francesca Da Polenta è parlare, mentre l’amante Paolo resta muto. Nel complesso è un canto protofemminista celebrato da un maschio del XVI secolo".

Personalmente, qual è stato il suo rapporto con la Divina Commedia?

"Ho avuto ottimi insegnanti e da studente non mi pesava memorizzare qualche canto. Poi da professore ho fatto lo stesso con i miei allievi e alcuni me ne sono stati grati. Va però detto che per i più giovani è un po’ una violenza perché non sono attrezzati per studiare Dante, un’opera di tale complessità che richiede maturità".

Roberta Bezzi