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1 mag 2022

Nel territorio faentino 400 ucraini "Sperano di tornare nel loro Paese"

L’assessore Davide Agresti: "Circa il 40 per cento sono minorenni. Sono stati inseriti nelle scuole". Molti vorrebbero rientrare già entro l’estate. Alcuni ci hanno già provato ma sono dovuti tornare in Italia

L’invio di beni di prima necessità in Ucraina da parte dei volontari della chiesa greco-cattolica nelle prime settimane di guerra
L’invio di beni di prima necessità in Ucraina da parte dei volontari della chiesa greco-cattolica nelle prime settimane di guerra
L’invio di beni di prima necessità in Ucraina da parte dei volontari della chiesa greco-cattolica nelle prime settimane di guerra

Sono poco più di 400 i profughi ucraini ospitati nel territorio della Romagna faentina. Persone spesso di età molto giovane, quasi sempre donne accompagnate da figli piccoli o adolescenti. Tanti vivono al momento presso parenti o amici, che si trovavano già in Italia da tempo al momento in cui è partita l’invasione russa, ormai due mesi fa. Sono tuttavia molti quelli che hanno invece trovato posto nelle strutture di accoglienza, come quelle attivate dalla Caritas o dalla diocesi, o in proporzione minore nelle strutture dell’Asp o negli hotel cui sono stati indirizzati dopo la procedura attivata dalla prefettura. Non mancano tuttavia casi più singolari, come le accoglienze presso famiglie italiane: in alcuni casi si tratta di persone che hanno raggiunto un parente impiegato come badante, e che per questo risiedeva nella stessa casa della persona accudita, la quale ha deciso di aprire le proprie porte. In altri sono state delle famiglie a mettere a disposizione parte della propria casa, dichiarando la propria disponibilità tramite il sito del Comune.

"In tutto parliamo di una decina di casi", fa sapere l’assessore al Welfare Davide Agresti. I minori sono circa il 40% del totale degli ucraini fuggiti dalla guerra e arrivati nella Romagna faentina: più di 150 fra bambini e ragazzi, che in alcuni rari casi continuano a seguire a distanza le lezioni delle scuole cui erano iscritti in Ucraina. Sono tuttavia pochi gli istituti scolastici ancora attivi da quelle parti: anche per questo molti ragazzi si trovano già sui banchi delle scuole faentine, siano esse primarie, scuole medie o superiori. "Studenti ucraini hanno cominciato da alcune settimane a frequentare ad esempio il liceo scientifico, ma anche gli istituti Oriani e Bucci", prosegue Agresti. "Per tutti è stato attivato un servizio di mediazione linguistica, messo a disposizione dalle scuole in collaborazione con cooperative del territorio". Inizialmente, due mesi fa, all’arrivo dei primi profughi, nessuno di loro pensava a nulla di tutto questo. "Nelle prime settimane posso dire che pressoché tutti i profughi non facessero che ripetere i loro programmi per tornare in Ucraina già la settimana successiva". Al punto che qualcuno è effettivamente tornato in Ucraina, benché fra questi ci siano persone che hanno poi ripreso la direzione di Faenza, una volta constatata l’impossibilità di ricominciare una vita in città dove tutto, dagli edifici alle infrastrutture, è andato distrutto. Lentamente la disillusione si è fatta strada. Tuttora, ad ogni modo, la gran parte di loro pone l’orizzonte per un ritorno in patria verso i mesi centrali o finali dell’estate. La vita, nel frattempo, deve continuare: ecco il perché dell’inserimento nel sistema scolastico, sia esso per qualche settimana o fino alla fine dell’annata 2021-2022, ormai non lontana. A fianco della scuola, molti bambini e ragazzi hanno potuto riconquistare una sorta di quotidianità avvicinandosi a squadre di calcio, scuole di danza o doposcuola. "La gran parte degli ucraini conta comunque di poter tornare a breve nel loro paese. Quasi nessuno di loro al momento crede di dover rimanere a lungo qui".

Filippo Donati

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