"Non ho mai chiesto favori ma solo un consiglio"

Ieri interrogato anche Sergio Covato, funzionario della Prefettura

"Non ho mai chiesto favori  ma solo un consiglio"

"Non ho mai chiesto favori ma solo un consiglio"

È vero che si conoscevano da anni per via dell’attività politica. Però lui non gli ha mai chiesto nessun favore ma semmai un buon consiglio su dove indirizzare i curricula della figlia.

Sergio Covato, 63 anni, funzionario di prefettura originario di Catania e dall’82 a Ravenna, per circa un’ora ieri è stato ascoltato dal gip di Forlì in presenza del pm titolare del fascicolo in merito all’indagine che giovedì scorso lo ha fatto finire ai domiciliari nella sua abitazione di San Bartolo. Con lui c’era naturalmente il suo avvocato Carlo Benini. "Il mio assistito ha ricostruito in maniera precisa e puntuale tutta la vicenda", ha garantito il legale.

Secondo la sintesi dell’avvocato ravennate, Covato ha risposto a tutte le domande dei magistrati spiegando le sue funzioni e il suo ruolo all’interno della prefettura. In estrema sintesi, l’accusa gli attribuisce una favore a beneficio dell’ex parlamentare Gianluca Pini legato a una licenza per un’arma per un amico di quest’ultimo. E la richiesta di una intercessione per un posto di lavoro alla figlia. Secondo quanto riferito da Covato davanti ai magistrati forlivesi, lui non ha seguito nessun binario particolare per Pini: quello che ha fatto, lo fa per tutti i fascicoli di quel tipo.

In quanto all’ex parlamentare forlivese, si erano conosciuti nel 1997-’98 quando c’era la coalizione di centrodestra e lui era in An come consigliere: ovvero alleato della Lega. Erano cioè diventati buoni conoscenti. Ma per la figlia, che si era appena laureata in lingue, non aveva chiesto nessun favore: bensì aveva domandato a Pini se lui avesse qualche indirizzo a cui potere inviare curricula. In definitiva: non un favore ma piuttosto un consiglio sugli indirizzi.

Il suo avvocato ha anticipato che presto depositerà una richiesta di revoca per la misura cautelare "perché siamo convinti che non ci sia ipotesi di illecito penale. È sereno - ha aggiunto Benini - perché è sicuro del suo operato".

A questo punto per concludere con gli interrogatori di garanzia per i ravennati, si attendere che venga fissato quello per il luogotenente dei carabinieri Pino Daniele - nato a Chieti 53 anni fa, già comandante di Stazione a Cotignola e in forza alla polizia giudiziaria oltre che nella segreteria provinciale del sindacato Nsc e in questo momento ai domiciliari -. L’indagato, difeso dall’avvocato Ermanno Cicognani, è accusato di alcuni accessi abusivi nell’ambito d un fascicolo di competenza della Dda di Bologna.