Ravenna, 16 maggio 2019 – Sono ben 60 mila le firme raccolte in poche settimane, solo su Change.org, da parte delle associazioni costituitesi parte civile nel processo a Matteo Cagnoni (VIDEO) – Unione donne in Italia, Linea Rosa, Dalla parte dei minori e Casa delle Donne – sull’interpello in ‘merito alle ragioni dell’avvenuto trasferimento del detenuto.

Subito dopo la notizia, il 25 novembre scorso, del trasferimento di Cagnoni – condannato in primo grado all’ergastolo per il femminicidio della moglie Giulia Ballestri – al carcere di Ravenna, è stata promossa prima la fiaccolata del 12 dicembre scorso intitolata ‘Né disparità, né privilegi. Per Giulia Ballestri. Per una giustizia uguale per tutti e tutte’, e poi la raccolta firme a sostegno dell’interpello, indirizzato al D.A.P., al Provveditorato Regionale Emilia-Romagna, ai Garanti nazionale e regionale delle persone detenute, al Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza e ai Ministeri interessati.

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«Chiediamo – si legge nell’interpello – di conoscere le motivazioni che hanno portato l'amministrazione penitenziaria alla decisione di trasferire il detenuto Matteo Cagnoni presso la Casa Circondariale di Ravenna e, alla luce delle considerazioni sopra esposte, chiediamo altresì che l'Autorità decidente voglia rivedere il relativo provvedimento disponendo il trasferimento del citato detenuto presso altra Casa Circondariale o Carcere o Centro clinico penitenziario idoneo a tutelare e garantire la salutare dello stesso, in ossequio al principio di territorialità della pena oltre che di non discriminazione ma, soprattutto, nel rispetto dei diritti delle vittime del femminicidio di Giulia Ballestri: della madre, del padre, del fratello e dei tre figli minorenni, tutti residenti nella città di Ravenna».

Al momento però, fanno sapere le associazioni, solo il Garante per l'Infanzia di Bologna ha aperto un fascicolo, riservandosi di fornire un appuntamento dopo l'esito dello stesso. Nessun altro ha risposto a questo interpello.

«Giudichiamo questo silenzio – concludono – irrispettoso non solo nei confronti delle associazioni promotrici, ma soprattutto delle 60 mila persone che hanno sottoscritto la petizione. ChiediamoLa  quanto prima le avvocate delle associazioni promotrici unitamente a una delegazione di firmatarie».