Ravenna, 16 luglio 2019 - Una lettera – l’ennesima – dove il bersaglio è sempre lui, Stefano Bezzi, l’uomo cui imputa di avergli rubato la moglie. Ma questa volta con l’aggiunta di elementi che tratteggiano un contesto allarmante, da film hollywoodiano: è indirizzata a un pregiudicato albanese, conosciuto in carcere a Ravenna, contiene una somma di denaro, 500 euro, e allegata c’è anche una pagina del Resto del Carlino con la foto dell’odiato rivale. Dietro a questo inquietante collage ci sono mano e firma di Matteo Cagnoni (VIDEO), il 54enne dermatologo condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio della moglie Giulia Ballestri. Su questa vicenda Cagnoni non è indagato. In compenso la Procura di Ravenna, che ha intercettato il plico prima che raggiungesse il destinatario, ha aperto un fascicolo per abuso d’ufficio, al momento contro ignoti.

Il pm Angela Scorza vuole capire se dietro a quei contenuti – foto, soldi, affondi personali – si possano scorgere minacce camuffate o azioni preordinate. E come quel pacco possa essere uscito dal carcere di Ravenna, dove Cagnoni è detenuto in attesa del processo d’appello fissato a Bologna a fine settembre. Il medico fiorentino, che in Romagna si era fatto una fama e una famiglia, per un periodo aveva condiviso la cella col 29enne Marin Gjeloshi, attualmente in detenzione domiciliare in una struttura di Marradi – uscirà in autunno – dove sta scontando una pena definitiva a cinque anni per avere ucciso per errore un amico 20enne, sparandogli con una pistola che pensava fosse scarica.

L’albanese ha subìto una perquisizione e gli è stato sequestrato il cellulare per verificare eventuali contatti sospetti. Cagnoni, nella lettera, scrive che quel denaro è una sorta di regalo; lo stesso albanese lo reputava una ricompensa per non meglio precisati favori. A rendere ulteriormente contorta la vicenda è il fatto che la busta è stata affrancata a Firenze, ma da un mittente fittizio. Dunque Cagnoni ha scritto la lettera e allegato l’articolo di giornale con la foto del rivale dal carcere di Ravenna, e dato che un detenuto non può maneggiare denaro i 500 euro sono stati aggiunti a Firenze, dove vivono familiari e amici del medico.

Sono passati quasi tre anni da quel drammatico 19 settembre 2016, quando il corpo straziato della 39enne Giulia fu ritrovato nello scantinato di una villa disabitata della famiglia Cagnoni, ma il nome del dermatologo continua ad essere ricorrente nelle carte dei magistrati romagnoli. Proprio domani è fissata un’udienza del processo che gli ha intentato il rivale, che da Cagnoni fu preso a botte dopo averne scoperto il legame con la consorte. Ma a tenere banco è anche la serie di intrusioni e bivacchi compiuti nella villa di via Genocchi, teatro dell’omicidio e da allora sotto sequestro, che gli investigatori della Squadra mobile hanno trovato sottosopra. Mancherebbero anche alcuni arredi. La scena è dunque irrimediabilmente alterata. Ma resta da capire quanto questo potrà cambiare le sorti del processo d’appello, dato che in precedenza la Procura aveva già cristallizzato ogni prova.