Il dermatologo Matteo Cagnoni
Il dermatologo Matteo Cagnoni

Ravenna, 17 febbraio 2017 - IL Gip di Ravenna ha accolto la richiesta della difesa di sottoporre Matteo Cagnoni a visita psichiatrica in carcere. Una novità, che irrompe nell’ambito dell’inchiesta sul delitto della 39enne Giulia Ballestra, per il quale unico indagato è il marito 51enne dal quale voleva la separazione. L’avvocato Giovanni Trombini non svela le ragioni di questa iniziativa, cui la Procura aveva fatto opposizione, che si presta a diverse chiavi di lettura. Ma il legale lascia intendere che l’idea di sottoporre a una valutazione medico clinica Matteo Cagnoni ha una sua precisa ragione di fondo.

La difesa potrebbe puntare sul fatto che l’uomo è duramente provato dai cinque mesi di detenzione. Per il dermatologo, infatti, le porte del carcere si sono aperte il giorno del suo fermo, la notte del 19 settembre 2016, nella villa di famiglia a Firenze, dopo un rocambolesco tentativo di sottrarrsi ai poliziotti – fuggendo dalla finestra – che lui giustificò con il ricordo di un precedente arresto per una vicenda di farmaci e tangenti dalla quale uscì pulito, ma provato. Il corpo senza vita della moglie era stato ritrovato da poche ore in un’altra villa, quella disabitata di via padre Genocchi a Ravenna.

Dunque Matteo Cagnoni non sarebbe più la persona che nelle sue frequenti corrispondenze col mondo esterno quasi sembrava ringraziare la direzione del carcere per il trattamento in guanti di velluto ricevuto. Quello che partecipa ai corsi da pizzaiolo, che stringe amicizia con gli altri detenuti – tra cui Giuseppe Musca –, che scrive lettere su lettere agli amici rivendicando la propria innocenza. Del resto è lecito supporre che cinque mesi in una cella possano avergli determinato dune duro contraccolpo psicologico.

Di certo la visita pischiatrica – al momento non è chiaro se si tratti di un evento una tantum o di un ciclo di cure – lascia aperti anche altri scenari. Non ultimo quello di un cambio di strategia difensiva. Anche se la possibilità che il dermatologo possa puntare all’incapacità di intendere e volere al momento del fatto presupporrebbe prima un’ammissione di colpevolezza che non c’è mai stata e neppure sembra essere nell’aria. E peraltro striderebbe con la sua personalità, piuttosto egocentrica, e con l’immagine che di sé ha sempre voluto offrire in pubblico. Quello di una persona sempre pronta a mettere l’etichetta davanti a tutto. Ciò che faceva anche con la moglie, tentando di rendere sempre in società l’istantanea della coppia perfetta anche quando era ormai piuttosto offuscata.

Dall’incidente probatorio sulla periza genetica sono emersi altri elementi importanti. Molti a favore dell’accusa, come il sangue della vittima sui jeans e sulle scarpe Timberland sequestrate a Cagnoni, sangue di Giulia e Dna dell’indagato sul bastone usato come arma del delitto. La difesa punta piuttosto a mettere in risalto la presenza di profili gentici misti su alcuni reperti, come lo stesso bastone, ma soprattutto l’assenza di Dna di Cagnoni sotto le unghie della vittima e di sangue sotto le scarpe sui tappetini dell’auto. Ora si attende il deposito della consulenza medico legale. In attesa di comprendere la reale portata, nel contesto dell’inchiesta, della visita in carcere dello psichiatra.