Omicidio Ballestri, misteriosa intrusione nella villa (foto Zani)
Omicidio Ballestri, misteriosa intrusione nella villa (foto Zani)

Ravenna, 18 giugno 2019 - Non erano ladri acrobati. Perché per entrare non hanno scalato la parete a mani nude ma, in modo più dozzinale, sfondato una porta laterale al piano terra. Ma quella oggetto dell’intrusione non è una villa qualunque, bensì quella sotto sequestro di via padre Genocchi, che il 16 settembre 2016 fu teatro dell’omicidio della 39enne Giulia Ballestri, per il quale il marito Matteo Cagnoni è stato condannato in primo grado all’ergastolo (VIDEOcon le aggravanti di crudeltà e premeditazione. Ed ora si apre un nuovo giallo intorno alla lugubre dimora liberty costruita negli anni anni Trenta, da tempo disabitata, di proprietà di Mario Cagnoni, padre del medico 54enne. Per il momento la Procura, col Pm Angela Scorza, ha aperto un fascicolo per il reato di violazione di sigilli, mentre sono in corso accertamenti per verificare se dall’interno sia anche sparito qualcosa.

La scoperta è stata fatta lo scorso 5 giugno, durante un sopralluogo autorizzato dalla Corte d’Assise d’appello di Bologna, e chiesto dalla difesa di Cagnoni per verificare lo stato dei luoghi in vista del processo di appello in calendario per fine settembre. Sul posto, nel pomeriggio intorno alle 16, erano presenti il legale di Cagnoni, l’avvocato Gabriele Bordoni, unitamente al procuratore patrimoniale della famiglia, l’avvocato Giovanni Medri. Trattandosi di un immobile ancora sotto sequestro al sopralluogo partecipava anche la polizia giudiziaria, con uomini della Squadra mobile e un operatore intento a filmare ogni spostamento.

Il cancello esterno era regolarmente sigillato, ma quando è stato il momento di aprire la porta d’ingresso, questa risultava bloccata, come se qualcuno l’avesse chiusa dall’interno. A quel punto la polizia giudiziaria, mentre gli avvocati attendevano all’ingresso, ha compiuto un’ispezione esterna dell’immobile. Una volta raggiunto il lato che guarda verso la Loggetta Lombardesca i poliziotti si sono imbattuti in una porta aperta, un ingresso laterale che risultava sfondato e con evidenti segni di effrazione. Gli investigatori sono entrati, hanno effettuato una prima ispezione appurando che la porta d’ingresso era chiusa internamente da un chiavistello. Di certo una precauzione adottata dagli intrusi per potere agire indisturbati, prima di uscire da dove erano entrati.

La difesa ha dovuto così rimandare il sorpalluogo e il 5 giugno non aveva preso parte alla successiva ricognizione effettuata attorno e dentro la villa dalla squadra mobile. Per il momento ha ripresentato la richiesta ottenendo un nuovo via libera dalla Corte d’assise d’appello, e a breve ha intenzione di presentare un’istanza al Pm ravennate con la finalità di poter concordare la data di un nuovo sopralluogo in via Genocchi. L’avvocato Bordoni non è al corrente della porta trovata spalancata, a lui risulta la presenza di una porta finestra, peraltro visibile dall’esterno, che presenta vetri rotti dalla quale però nessuno sarebbe potuto entrare poiché la grata interna risultava integra.

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