Castiglione di Cervia, 9 ottobre 2018 - Non uno, ma due uomini almeno. Ha conosciuto un’evoluzione che si potrebbe definire geometrica la caccia a chi ha ucciso Rocco Desiante, il pizzaiolo 43enne di origine pugliese trovato, nella notte tra sabato e domenica, in un lago di sangue nell’appartamento di Castiglione di Cervia prestatogli da un amico. Sono vari gli elementi che spingono gli inquirenti verso questo scenario. A partire dall’assai probabile tentativo di trascinamento del cadavere, forse effettuato anche con un tappeto trovato nell’abitazione completamente intriso di sangue.

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I pantaloni del malcapitato si presentavano inoltre strappati in un punto vicino alla cintola mentre erano ancora calzati dalla parte dei piedi, tanto che il 43enne indossava le scarpe allacciate: ulteriore riprova questa di un tentativo di trascinamento, magari dalla cintura, culminato con la rottura della tela dei pantaloni. Da ultimo, ci sono le impronte repertate in quel bilocale di via Castiglione: tante e di diverse dimensioni come se là dentro più persone si fossero date un gran da fare.

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A un certo punto però gli assassini hanno deciso di desistere, forse perché l’impresa è apparsa loro troppo rischiosa: del resto la palazzina, così come tutta la zona, è densamente abitata, come tale con tanti potenziali testimoni. O forse perché qualcuno li ha disturbati.

Di fatto prima di sparire, hanno deciso di ricomporre il corpo su un divanetto che si trova con lo schienale contro la parete. Ed è esattamente in quella posizione che il 43enne è stato trovato verso l’una e trenta di notte dai vigili del fuoco allertati dopo che l’amico che aveva dato l’alloggio alla vittima aveva provato, invano, a farsi aprire.

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A questo punto se le indagini hanno tirato dentro una precisa direzione, all’appello manca solo un movente. In questo senso, gli accertamenti sono a tutto tondo: diverse le persone già sentite tra amici, ex colleghi di lavoro e vicini di casa. Esiste tuttavia un’ipotesi che, perlomeno al momento, sembra svettare tra le altre. Ovvero che il delitto possa essere maturato in un sottobosco criminale al quale il 43enne non apparteneva – pur con alcun grane legate all’abuso di alcol, era incensurato – ma con cui poteva avere avuto contatti occasionali. Un modesto debito di droga, presumibilmente cocaina, trasformatosi in una spedizione dagli esiti letali? Il dubbio che arrovella gli inquirenti (VIDEO) è proprio questo. E così al setaccio ci sono finiti tutti i contatti che il 43enne ha avuto nei giorni scorsi per ricostruire con chi e per fare cosa abbia passato le ultime serate della sua vita.

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«Siamo tutti sgomenti per il cruento omicidio. Questi episodi sono rari e isolati e non appartengono alla nostra quotidianità, al tessuto del nostro territorio e alla nostra comunità» ha detto il sindaco di Cervia Luca Coffari. «Anche questa vicenda insegna che in caso di situazioni che riteniamo sospette e fuori dall’ordinario, è quanto mai indispensabile segnalarle alle forze dell’ordine. Invito chi avesse elementi utili sul caso, a rivolgersi ai carabinieri».