Omicidio Cervia, il ritrovamento del corpo

Ravenna, 20 ottobre 2018 - Non è morto subito Rocco Desiante. Un’agonia andata avanti almeno per un paio di ore quella del pizzaiolo 43enne. Chi lo ha aggredito, ha forse sfruttato un momento di debilitazione fisica legato all’assunzione di sostanze. Di certo ha infierito, soprattutto sul cranio. Le prime risultanze dell’autopsia eseguita dal luminare veronese Franco Tagliaro, hanno collocato l’omicidio nella notte di giovedì 4 ottobre (FOTO). Un calcolo eseguito sulla base della quantità di potassio determinata su un campione di umor vitreo, quella massa gelatinosa trasparente che riempie la quasi totalità dell’occhio umano.

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Una tecnica già applicata dal professor Tagliaro, ma in senso contrario, per quanto riguarda la morte della paziente 78enne Rosa Calderoni all’ospedale di Lugo. E che nel caso del 43enne ha consentito di datare il decesso 70-80 ore prima del prelievo del campione in obitorio avvenuto nel pomeriggio di domenica 7 ottobre. La morte – secondo quanto sintetizzato dal procuratore Alessandro Mancini – è «dovuta a pluralità di lesioni molto importanti» con «frattura della teca cranica» sia in zona «parietale che nucale». Uno slancio quello dell’assassino che ha provocato una «emorragia massiva». Da qui il «soffocamento e il calo di pressione molto importante», elementi che hanno portato al decesso del 43enne in un tempo «non inferiore alle due ore».

Un «delitto impressionante» nel quale la vittima «ha sofferto molto prima di morire», circostanza questa che evidentemente potrebbe proiettarsi sulle future contestazioni penali. Per quanto riguarda le numerose lesioni, potrebbero essere state inferte anche con un corpo contundente non ritrovato, forse un tirapugni in ferro. Escluso invece l’uso di una pistola di modesto calibro ipotizzato inizialmente a causa della forma di una delle ferite e dell’amputazione parziale dell’orecchio sinistro, dovuta invece alla veemenza dei colpi inferti. La scena del crimine del resto si presentava come «un lago di sangue» con «macchie anche sulle pareti» che come tali restituiscono «la violenza e l’efferatezza» di questo crimine.

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