Il gip ha deciso che il ragazzino dovrà andare in comunità
Il gip ha deciso che il ragazzino dovrà andare in comunità

Cervia (Ravenna), 8 gennaio 2019 - Il carcere per lui era già stato escluso dal pm e dalla struttura di prima accoglienza del Pratello. E così ieri mattina dopo la convalida del suo fermo, il gip del tribunale bolognese dei minorenni ha deciso che il ragazzino dovrà essere collocato in una comunità terapeutica. Un’udienza durata pochi minuti nel corso dei quali il 14enne ha in buona sostanza confermato quello che all’alba di venerdì scorso, dopo la morte del padre a causa di una coltellata al petto, aveva dichiarato al pm Emiliano Arcelli giunto apposta a Cervia per interrogarlo su quanto accaduto alcune ore prima tra le pareti domestiche.

Sempre ieri mattina la difesa – avvocato Sandra Vannucci – ha depositato richiesta per una perizia psichiatrica da conferire con le garanzie dell’incidente probatorio.

Cioè il giudice nominerà un proprio esperto e le parti (procura e difesa) avranno modo di fare altrettanto. Snodo fondamentale per vagliare l’imputabilità del ragazzo tanto più che il 14enne risulta segnato da disturbi psichici e perciò seguito da tempo da un medico sebbene, secondo chi lo conosce, non sia mai stato in passato aggressivo o pericoloso.

Il suo stesso racconto al pm, tra frasi frammentate e sguardi verso il soffitto, aveva dato conto del suo disagio personale. Versioni contraddittorie le sue, sospese tra gesto involontario e istintivo e al tempo stesso di autodifesa.

Forse cioè non aveva capito che il padre, per scherzo, nell’ambito di un normale gioco domestico stava impugnando quella mazza da baseball, peraltro giocattolo, regalatagli il giorno prima. E così verso le 22.10 di giovedì, con un gesto che aveva magari visto fare in uno dei film sui ninja giapponesi, aveva impugnato un coltello da cucina. Una lama di 12 centimetri e mezzo, di quelle da bistecca insomma: un unico fendente che non dev’essere affondato troppo visto che il coltello, posto sotto sequestro, risulta avere tracce di sangue solo sulla punta. Ma tanto era bastato per ferire il padre a morte e proprio sotto agli occhi della madre, seduta in quel momento sul divano pochi metri più in là e ieri mattina invitata in conclusione d’udienza ad aggiungere eventuali dettagli su quei drammatici istanti.

Davanti agli inquirenti, la donna già venerdì aveva confermato che capitava che l’uomo giocasse simulando lotte, come del resto accade in tutte le famiglie tra padri e figli. La situazione era però precipitata quando il 56enne era corso su per le scale impugnando quella finta mazza da baseball. Ed è a quel punto che il ragazzino aveva preso dal cassetto della cucina due coltelli da portata cominciando a rotearli. Il padre lo aveva allora ammonito: ma, questione di istanti, il 14enne aveva ormai lasciato partire il fendente mortale. Una reazione evidentemente non calibrata alla realtà. Il ragazzino stesso, non senza difficoltà, aveva poi spiegato al pm di avere colpito il genitore in risposta a quella che aveva percepito come gesto non scherzoso, mentre tutti gli altri testimoni avevano tratteggiato un contesto assolutamente giocoso.

In ogni modo, secondo i medici del Bufalini, dove l’uomo era giunto ormai senza vita (la morte è stata certificata all’1.50), il fendente potrebbe avere centrato una vena in maniera tale da determinare una emorragia importante con conseguente choc cardiaco.

Qualche ora dopo il 14enne era stato fermato dai carabinieri della locale Compagnia per omicidio volontario aggravato. La stessa procura si era tuttavia da subito interrogata sulle sue condizioni dato che, secondo i certificati, soffre di un ‘disturbo psicotico ad esordio acuto in trattamento farmacologico’. Una condizione che si era manifestata tre anni fa e sulla base della quale il ragazzino è stato già riconosciuto come invalido civile.