Cervia (Ravenna), 7 novembre 2018 - Nello stipite dell’ingresso di casa sua, c’era una traccia di sangue il cui dna è riconducibile alla vittima. Non un semplice indizio dunque, ma potenzialmente una prova. Anzi, per il sospettato rischia di diventare la prova. Quella che, almeno nelle ricostruzioni accusatorie, può inchiodarlo definitivamente al delitto di Rocco Desiante, il pizzaiolo pugliese massacrato la notte tra il 3 e il 4 ottobre scorso nell’appartamento di Castiglione di Cervia che un amico gli aveva messo disposizione.

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Un risultato investigativo frutto delle analisi dei Ris e allegato alle carte del riesame chiesto dalla difesa del giovane indagato e da qualche settimana in carcere – il 19enne macellaio romeno Madalin Costantin Palade – la cui udienza è stata fissata per domani a Bologna.

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Il reperto in questione fa parte delle numerose tracce isolate il 15 ottobre scorso dai carabinieri nella casa che a Castiglione di Ravenna il 19enne, prima del sequestro, condivideva con la madre e il patrigno. E, sebbene la più pesante, non rappresenta l’unica carta del mazzo dei pm Alessandro Mancini e Antonio Vincenzo Bartolozzi titolari del fascicolo. Perché a carico del giovane macellaio romeno, i militari del nucleo Investigativo hanno raccolto altri elementi a una prima lettura decisamente importanti.