Faenza (Ravenna), 20 febbraio 2021 - Per la difesa è l’alibi: lui è partito per andare a ritirare l’auto e poco dopo uno sconosciuto criminale ha ucciso la ex moglie. Per l’accusa è invece l’escamotage: lui ha organizzato quel viaggio proprio per crearsi un alibi ben sapendo cosa sarebbe accaduto di lì a poco alla donna. L’omicidio di Ilenia Fabbri, la 46enne sgozzata il 6 febbraio scorso a cavallo delle 6 nella sua abitazione di via Corbara a Faenza, alla fine aveva fatto saltare il viaggio verso Milano per andare a prenderla. Ma nel tardo pomeriggio di giovedì, la vettura in questione – una Bmw grigia di seconda mano – è stata notata da alcuni cronisti nei pressi dell’abitazione del 53enne Claudio Nanni, ex marito della defunta e ora indagato a piede libero per omicidio volontario pluriaggravato in concorso con persona al momento ignota. Il che può significare una sola cosa: che l’uomo nelle ultime ore è riuscito a portare a termine la sua missione nel capoluogo lombardo. E se pensate che nelle indagini sulla morte della 46enne quello della Bmw in fondo sia solo un dettaglio da seconde linee, probabilmente vi state sbagliando.

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Perché gli investigatori di squadra Mobile, Commissariato e Sco, coordinati dal pm Angela Scorza, proprio in queste ore stanno analizzando celle e tabulati telefonici oltre che varchi stradali e autostradali alla ricerca di dettagli utili a individuare l’esecutore materiale del delitto: e l’arco temporale del loro vaglio, si sta presumibilmente concentrando in particolare tra il momento dell’omicidio della donna e quello nel quale l’ex marito aveva avvertito il proprietario della Bmw del fatto che lui e la figlia Arianna sarebbero andati a ritirarla proprio in quel sabato 6 febbraio di mattina.

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Il contatto in tal senso risale a inizio di quella stessa settimana, esattamente al martedì quando è possibile che il Nanni abbia compiuto una prima sortita milanese: se insomma il 53enne avesse davvero voluto perfezionare i dettagli di un patto scellerato con un potenziale sicario, quello sarebbe stato il momento più giusto per farlo: quei tre-quattro giorni in attesa del ritiro, ormai certo, della Bmw.

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Sul punto, hanno già parlato sia il 53enne – lo ha fatto a caldo quando ancora era solo persona informata sui fatti – che l’ex proprietario delle vettura, ascoltato ad hoc dagli inquirenti.
Sulle tempistiche di perfezionamento dell’acquisto della vettura, non sembrano esserci particolari divergenze.
Quello che al momento non trova però conciliazione tra le parti, è il significato di quel viaggio verso Milano: un escamotage secondo l’accusa, un alibi di ferro per la difesa.