Ravenna, 1 marzo 2021 - La soluzione del giallo potrebbe passare da una chiave. Perché è quello l’oggetto che gli inquirenti stanno cercando per provare a risolvere il caso di Ilenia Fabbri, la 46enne sgozzata il 6 febbraio scorso attorno alle 6 nel suo appartamento di via Corbara a Faenza. Un assassinio per il quale l’ex marito della donna, il meccanico 53enne Claudio Nanni, è indagato a piede libero per omicidio pluriaggravato in concorso con persona al momento ignota.

Ormai non è più un mistero: la principale pista battuta dalla polizia, guarda verso un possibile sicario istruito a dovere su come esattamente raggiungere la camera da letto della vittima, che si trovava al secondo piano. E perfino corredato di una copia della chiave per passare con il favore delle tenebre dal garage al seminterrato. Del resto la prima Volante arrivata sulla scena del crimine alle 6.20, aveva trovato quella porta spalancata e senza segni di effrazione.

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A questo punto nella storia si inserisce la recente testimonianza del titolare di una ferramenta della zona il quale evidentemente conosce il 53enne (altrimenti nel mare magno dei duplicati, perché mai ricordarsi di un cliente in particolare?). L’uomo, sentito a verbale, ha ricordato che proprio il Nanni tempo addietro gli aveva commissionato almeno due copie, forse tre, di una chiave comune ‘a spinotto’ del tipo identico a quella che apre proprio il garage di via Corbara.

Anzi: gli investigatori gli hanno pure sventolato davanti agli occhi la chiave di Arianna, la figlia convivente della vittima, ottenendo la conferma definitiva: lui aveva fatto copie di una chiave esattamente come quella. Ma quanto tempo fa? E qui il testimone non ha saputo essere altrettanto preciso riuscendo solo a collocare il suo ricordo in un periodo nel quale l’impiego anche per strada della mascherine anti-covid19, non era ancora così esteso e necessario.

Da qui gli inquirenti hanno dedotto che le copie della chiave, possano essere state commissionate almeno cinque-sette mesi prima del delitto di Ilenia. Non ha invece finora trovato riscontro alcuno la insistente voce di paese che vuole che il Nanni abbia chiesto il duplicato di una chiave molto più di recente: ovvero non oltre un mese prima dell’omicidio.

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In ogni caso , è bene non affrettarsi nelle conclusioni: che si tratti dello stesso tipo di chiave non significa che si tratta della stessa chiave. Inoltre l’indagato per lavoro – è il titolare di una auto-officina in via Forlivese – potrebbe in fondo avere più volte avuto bisogno di duplicare chiavi di varia forma per varie ragioni.

Insomma, la chiave esiste ma non è detto che sia proprio quella capace di aprire il giallo. L’eventuale svolta è attesa semmai da altri elementi, a partire dal possibile profilo genetico dell’assassino isolato sul alcune tracce ematiche, forse miste, repertate nell’appartamento di via Corbara: su questo fronte, si attende a breve la riposta dalla Scientifica da Roma.

Altri dubbi di natura tecnica potranno essere dissipati dalla relazione conclusiva dell’esame autoptico: per questa tuttavia, occorreranno ancora diverse settimane. Ulteriori fonti di svolti, potrebbero essere le analisi che squadra Mobile di Ravenna, Sco di Roma e Commissariato manfredo – coordinati dal pm Angela Scorza – stanno compiendo su tabulati e varchi stradali. Ma in questa vicenda il dato che più di ogni altro si sta imponendo, è quello delle testimonianze: numerose e spesso circostanziate. Come quella appunto che è riuscita a collocare la duplicazione di chiavi da parte dell’unico indagato.