Faenza (Ravenna), 4 marzo 2021 - Lui e il Nanni si conoscevano da tempo. A legarli, era la passione per le moto. Una caratteristica che forse Pierluigi Barbieri, detto ‘lo Zingaro’, considerato l'esecutore dell'omicidio di Ilenia Fabbri, aveva in un certo senso ereditato dalle sue origini romagnole: era nato il 23 febbraio di 53 anni fa a Cervia, ma da molto tempo ormai era diventato reggiano d’adozione. Un soggetto – ha annotato il gip nella sua ordinanza – ampiamente conosciuto alle forze dell’ordine. E non solo per essere un "pluripregiudicato per reati contro il patrimonio e contro la persona", ma perché è uno dotato di un certo cabotaggio criminale tanto da essere "accreditato nell’ambiente malavitoso" come disponibile a "partecipare a spedizioni punitive".

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Un "picchiatore su commissione insomma", in barba a "qualsiasi rischio" e pronto a "qualunque condotta violenta". Per trovare un riscontro – prosegue l’ordinanza –, non occorre muoversi troppo nel tempo e nello spazio. L’episodio citato, risale al pomeriggio del 17 febbraio 2020. Secondo quanto ricostruito all’epoca, quel giorno Barbieri si presenta a Predappio assieme ad altre tre persone – compreso un avvocato – per una spedizione punitiva a casa di un 52enne disabile colpevole di essersi tirato indietro dopo avere dato qualche settimana prima la sua disponibilità a fare da autista da Venezia a Ravenna per il trasporto di un carico rubato. E mentre il legale aspetta fuori, gli altri tre sfondano la porta e aggrediscono l’uomo anche a manganellate per poi estorcergli poche centinaia di euro costringendolo infine a prelevare soldi dalla banca sotto casa.

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Barbieri quella volta "era stato assoldato quale valido e affidabile picchiatore" svolgendo "diligentemente tale funzione" tanto che aveva "rotto le ossa delle mani alla vittima". Il 6 aprile per tutti e quattro scatta l’arresto. Il 10 agosto Barbieri torna libero (la condanna in abbreviato risale al 20 gennaio scorso: 5 anni e 4 mesi).

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La ripresa dei contatti con il Nanni risale al 17 agosto quando Barbieri scrive all’amico meccanico per proporgli un giro in moto. I due poi riallacciano: e se lo sappiamo, è perché gli investigatori sono riusciti a recuperare i messaggi nonostante Nanni li avesse eliminati. Sul punto, esiste una registrazione ambientale captata nella sua Jeep: il Nanni, parlando con l’attuale compagna, dopo "averle prospettato un futuro agevole" – ha sintetizzato il gip -, la informa di avere cancellato tutto: "Li ho cancellati tutti, non solo i suoi. Tutto, tutto, tutto Whatsapp ieri". Tra questi messaggi, figura anche un vocale del 10 dicembre nel quale Nanni e Barbieri si ripromettono di fare ciò che avevano programmato da tempo una volta che Nanni fosse guarito dal Covid: "Una volta che esco…dai…dopo si fan tutte queste cose che bisogna fare, ok?".

In generale sono emersi 36 contatti telefonici tra Nanni e Barbieri: le telefonate si interrompono durante i mesi di detenzione nel carcere di Reggio e si intensificano, dopo la scarcerazione, tra settembre e fine anno. Ultimo contatto, il 29 gennaio: quando i due si incontrano a Faenza. Poi, dal giorno del delitto, mai più nessuna chiamata. Anzi, Barbieri praticamente da quel momento stacca il cellulare. E il 18 febbraio rispondendo alla chiamata di un amico, per giustificare la sua assenza gli dice: "C’ho un po’ la depressione, via dai, diciamo dai".

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