Le indagini sono condotte dalla Guardia di Finanza di Ravenna
Le indagini sono condotte dalla Guardia di Finanza di Ravenna

Ravenna, 31 ottobre 2020 - Di recente anche il tribunale, in sede di riesame, aveva fatto cenno al profitto illecito realizzato in tesi d’accusa dalle singole ditte che verosimilmente avevano tratto vantaggio dall’uso delle fatture considerate mendaci per un ammontare complessivo tra il 2013 e il 2017 stimato in 5,6 milioni di euro distribuiti su 122 contratti.

Era in un certo senso atteso uno strascico dell’indagine che a metà giugno scorso aveva portato a un ingente sequestro sulla Mib Service, società specializzata in consulenze nel settore della ristorazione e dell’intrattenimento. Analogo provvedimento – un sequestro preventivo per equivalente pari a circa 500 mila euro emesso dal gip su richiesta della procura (pm titolari Alessandro Mancini e Monica Gargiulo) - è ora scattato per la società che amministra i celeberrimi Papeete e Villa Papeete la cui legale rappresentante è tutelata dall’avvocato Ermanno Cicognani. A questo punto è lecito supporre che iniziative analoghe possano essere prese anche per altre aziende che avevano stipulato contratti con Mib e i cui legali rappresentanti risultino indagati per uso di fatture relative a operazioni considerate inesistenti.

L’inchiesta era partita da una verifica fiscale della guardia di Finanza sulla srl nata nel 2010 con il dichiarato scopo di affiancare gli imprenditori nella gestione delle loro attività e che invece, secondo l’accusa, avrebbe virato verso un collaudato sistema per frodare il fisco. Secondo quanto sintetizzato dal gip nel decreto di sequestro per 5,8 milioni di euro emesso il 15 giugno sulla base del materiale raccolto dal nucleo di polizia economico-finanziaria, Mib sarebbe stata una “società di comodo, strutturalmente inesistente”, una “cartiera evoluta” creata per la “commissione di attività illecite”: vedi abbattere reddito ai fini delle imposte, detrarre Iva, beneficiare di sgravi previdenziali.

Tesi respinte dai difensori dei cinque indagati iniziali – i vertici societari e due consulenti – i quali, sostenendo la piena legalità dei contratti, avevano fatto richiesta di riesame del sequestro. Ad agosto il tribunale aveva chiarito che la contestazione di associazione per delinquere era fondata per i vertici: un 37enne di Cesena, un 36enne di Forlì e un 45enne di Ravenna difesi dall’avvocato Tommaso Guerini. Ma andavano esclusi i due consulenti, sia quello legale che del lavoro, ovvero una 34enne ravennate difesa dal collega Cicognani e un 55enne di Lugo tutelato dall’avvocato Lorenzo Valgimigli, già destinatari di sequestri poi annullati. E che ai vertici Mib non poteva essere contestata l’intera cifra: il profitto incongruo andava inquadrato nel vantaggio economico legato ai soldi guadagnati per operazioni ritenute non lecite.