Ravenna, 13 giugno 2018 - È cambiata la città ed è cambiato pure il giudice, ma l’esito del processo è rimasto lo stesso: imputato assolto "perché il fatto non sussiste". Il fascicolo, il primo approdato in tribunale sulla questione parcheggiatori abusivi extracomunitari in centro a Ravenna, nel tardo pomeriggio di lunedì ha insomma ricalcato l’esito di quelli che già il 12 febbraio e il 7 maggio avevano riguardato dieci stranieri, tra senegalesi e nigeriani, identificati in diversi parcheggi di Faenza.

Alla sbarra in questo caso c’era un 47enne senegalese difeso dall’avvocato Giulia Greco. Secondo il decreto di citazione a giudizio, tutto era accaduto il 31 marzo del 2015 quando il senegalese, nel corso di uno specifico controllo delle forze dell’ordine, era stato pizzicato nella centralissima piazza Kennedy mentre, "per petulanza o altro biasimevole motivo, arrecava molestie e disturbo a quanti giungevano per parcheggiare il proprio veicolo". Ovvero rivolgeva agli automobilisti "reiterate richieste di acquisto di piccoli oggetti" come "fazzolettini, accendini e altro" e implementava la sua attività con la richiesta di «elemosina e di cessione di biglietti del parcometro» già usati da altri ma "con tempo di sosta residuo".

Funzionava così: non appena una vettura "accedeva all’area di sosta", il senegalese si piazzava su uno stallo libero: e da quella posizione, "richiamava l’attenzione del conducente". E così quando l’altro aveva parcheggiato l’auto, il 47enne si faceva sotto con "insistenti richieste di danaro per il servizio prestato". Secondo l’accusa, erano stati «numerosi» gli automobilisti bersagliati: e peraltro da più di un parcheggiatore abusivo, ma all’arrivo delle forze dell’ordine quasi tutti erano riusciti a scappare. Un quadro di fronte al quale il viceprocuratore onorario Adolfo Fabiani aveva chiesto la condanna a 400 euro di ammenda.

Il giudice Andrea Chibelli, come già avevano deciso di fare i colleghi Cecilia Calandra e Corrado Schiaretti, ha invece optato per l’assoluzione piena. In attesa di conoscere le motivazioni della sentenza, è possibile rifarsi alla linea difensiva. Ovvero in buona sostanza che non vi fosse prova dell’avvenuto reato di molestie: vuoi per l’occasionalità del fatto, vuoi per la mancanza di denunce da parte di automobilisti. E chiedere semplicemente l’elemosina, non è reato visto che lo specifico articolo del codice penale, il 670, che prevedeva appunto il reato di mendicità, è stato abrogato nel lontano 1999.

E così la condotta dell’extracomunitario in piazza Kennedy – sempre secondo la difesa – avrebbe potuto al massimo essere inquadrata nell’ambito di contestazioni amministrative e non certo penali. Linea analoga era stata portata avanti dalle difese nei due precedenti processi faentini.