Carabiniere strangolato e gettato nel fiume, dopo 31 anni si riapre il caso
Carabiniere strangolato e gettato nel fiume, dopo 31 anni si riapre il caso

Ravenna, 20 giugno 2018 - Era stato sequestrato, incaprettato a una pesante inferriata, soffocato e quindi gettato nel Po. Era la primavera del 1987. Per l’omicidio di Pier Paolo Minguzzi, 21enne studente universitario figlio di una famiglia di imprenditori alfonsinesi dell'ortofrutta e in quel periodo carabiniere di leva, dopo 31 anni c'è un clamoroso sussulto: la procura ha iscritto sul registro degli indagati il nome di tre persone, tutte già formalmente avvisate. Si tratta di un 54enne di origine siciliana ma da tempo residente a Pavia e di un 55enne di Ascoli Piceno come il primo all’epoca dei fatti carabiniere in servizio in zona; quindi c’è un idraulico 62enne di Alfonsine: devono rispondere di sequestro di persona, di omicidio e di occultamento di cadavere.

Il 21enne fu sequestrato verso l’una di notte del 21 aprile 1987 alle porte di Alfonsine: in quel momento con la sua Golf rossa stava rincasando dopo avere riaccompagnato la fidanzata. Il suo corpo riemerse dalle acque del fiume il primo maggio successivo. Ma cosa lega, almeno potenzialmente, gli indagati alla vicenda? Per tentare un’interpretazione, bisogna sfogliare gli archivi della cronaca nera fino a quello stesso anno, il 1987. Pochi mesi dopo la morte del 21enne, i tre sospettati furono coinvolti nella tentata estorsione a un altro imprenditore alfonsinese della settore dell'ortofrutta (Contarini) e sempre per la medesima cifra: 300 milioni di lire. Un fatto che peraltro costò la vita a un giovane carabiniere, ucciso la notte del 13 luglio 1987 durante un appostamento organizzato per sorprendere i malviventi con il bottino.