Pinacoteca, sei dipinti restaurati E l’antico colore torna a brillare

L’intervento sulle opere, tutt’ora in corso, è stato finanziato dalla Regione con 170mila euro. Portate alla luce tonalità sorprendenti. I quadri sono stati sottoposti anche a trattamenti protettivi

Pinacoteca, sei dipinti restaurati  E  l’antico colore torna a brillare
Pinacoteca, sei dipinti restaurati E l’antico colore torna a brillare

di Filippo Donati

Biagio d’Antonio come era mai stato documentato, Bertucci il Vecchio autore di coloriture fino a ieri inimmaginabili. Il restauro di sei opere della Pinacoteca comunale ha portato alla luce tonalità d’azzurro là dove fino a ieri i dipinti apparivano adombrati di bruno. Quegli azzurri erano stati visti per l’ultima volta decenni o secoli fa, prima che la patina del tempo e quella dei restauri le nascondessero alla vista: nelle fotografie scattate loro, spesso in bianco e nero, non compaiono molti degli elementi che i visitatori della Pinacoteca si troveranno dinanzi non appena le collezioni saranno di nuovo visitabili, probabilmente a partire dalla fine di febbraio. "Interventi indispensabili per la conservazione del nostro patrimonio culturale", hanno spiegato l’assessore regionale alla Cultura Mauro Felicori e la soprintendente Federica Gonzato. Il restauro delle sei opere, tutt’ora in corso, è stato finanziato dalla Regione con 170mila euro.

Le opere in questione sono la Pala dei Celestini e il Polittico dei Camaldolesi di Giovanni Battista Bertucci il Vecchio, il Cristo portacroce di Marco Palmezzano, una Madonna con bambino di Biagio D’Antonio, lo sposalizio mistico di Santa Caterina d’Alessandria con San Giuseppe, di Luca Longhi, e infine la Pala Bertoni realizzata nel XV secolo dall’autore che viene identificato con quest’opera, e che gli storici dell’arte riconducono ormai a Leonardo Scaletti.

Il restauro della Pala Bertoni, a cura di Maria Letizia Antoniacci, è avvenuto all’interno della Pinacoteca, considerati i rischi cui sarebbe stata esposta nello spostarla altrove. Sulla sua superficie sono ora leggibilissimi quei particolari che avevano sedotto le passate generazioni: il profilo sensuale della Madonna, le epidermidi dal gusto pagano dei putti che la circondano, la chioma e i tratti androgini del San Giovanni Battista, la figura ascetica del beato Bertoni.

Non è l’unico dipinto a essere tornato a risplendere: "Il verde originario dei panneggi dello Sposalizio di Longhi è stato riportato alla luce grazie ai raggi ultravioletti", spiega Sandro Salemme, al timone di uno degli studi occupatisi dei restauri. "Nei restauri del passato fu utilizzata addirittura della vernice a cera: in molti punti il dipinto è costellato di abrasioni, ma è possibile farlo tornare come lo volle l’artista. Facendo di nuovo risplendere anche lo sfondo in oro".

Non solo i colori: i restauri hanno fatto riemergere anche alcune forme ormai dimenticate: "Il manto della Madonna dipinta da Biagio d’Antonio prima appariva uniforme, mentre ora notiamo che è chiaramente costellato di pieghe e increspature".

I sei dipinti sono stati sottoposti agli interventi volti a liberarli dai tarli che hanno visto coinvolte anche tutte le altre opere della Pinacoteca contenenti elementi lignei: si tratta di una disinfestazione anossica attuata in bolle polibarriera in azoto, dunque senza l’utilizzo di sostanze chimiche, a cura della Mag Ecologica di Mercato Saraceno. Questo consentirà alle opere di poter essere prestate ad altri musei o gallerie in piena sicurezza: la prima di loro a fare rotta per un’importante mostra sarà proprio la Pala Bertoni, protagonista dell’esposizione ‘Rinascimento a Ferrara: Ercole de’ Roberti e Lorenzo Costa’, che verrà inaugurata a breve a Palazzo Diamanti.