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22 lug 2022
22 lug 2022

"Porre limiti più seri agli utilizzi non idrici"

Bernabé (Romagna Acque): "Guardando al futuro il Cer potrebbe ricorrere anche al Reno nelle fasi di maggior emergenza"

22 lug 2022

In futuro Romagna Acque dovrà mettere a disposizione risorse idriche anche da fonti diverse rispetto a quelle attuali. Sul tema il presidente Tonino Bernabé intrattiene già un filo rosso con amministratori ed enti preposti.

Presidente, che succederebbe se il livello del Po scendesse al punto da bloccare i rifornimenti al Cer?

"Innanzitutto dobbiamo fare sì che siano sempre garantiti quei mille litri al secondo che costituiscono la soglia sotto cui il potabilizzatore della Standiana non deve scendere: questo vuol dire porre limiti più seri agli utilizzi non idrici. Per il futuro possiamo però fare anche altre valutazioni: il Cer nei mesi estivi si serve anche di acque del Lamone, mentre quelle del Reno, trattabili più difficilmente, sono riservate ai mesi invernali. Un’ipotesi che va valutata col tavolo regionale ad hoc è quella poter ricorrere alle acque del Reno nelle fasi di maggior emergenza". In futuro entrerà in funzione la terza direttrice, non è così?

"A quel punto i sistemi di Ridracoli e della Standiana saranno in collegamento diretto. Stiamo cercando di accelerare la fase realizzativa. Nel 2027 e nel 2029 dovrebbero essere completati il primo e il secondo stralcio. L’acqua in arrivo da Ridracoli, oltre a consentire una maggiore miscelazione, sfruttando la gravità abbassa radicalmente i costi di spinta dei volumi. I vantaggi di un collegamento dei due sistemi sono duplici: qualora fosse Ridracoli ad andare in crisi, come accaduto in passato, sarebbero le acque della Standiana a venire in soccorso dei comuni". In che stato è la rete idrica romagnola?

"Buono, come in quelle parti della penisola dove a occuparsene sono società pubbliche analoghe a Romagna Acque. E’ nel centrosud, dove il servizio è in capo ai comuni, che si registrano le maggiori perdite".

Al vaglio c’è anche l’ipotesi di una seconda diga, o di una mini-diga in funzione di supporto a Ridracoli?

"Già oggi c’è una galleria di gronda che porta a Ridracoli acque da Premilcuore. L’ipotesi è di allungarla per un altro chilometro e mezzo, in modo da prendere acqua dal Rabbi. A quel punto però servirebbe un ulteriore invaso per raccogliere quell’acqua quando la diga è piena. L’altra ipotesi sul tavolo, quella di una diga a Bagno di Romagna, vorrebbe dire costruire una seconda Ridracoli; invece uno sbarramento sul Rabbi, di una portata di 15-20 milioni di metri cubi, potrebbe forse bastare. Ma non tocca a noi decidere: presenteremo i nostri studi alla Regione".

C’è poi la possibilità di collegare la Romagna alle acque del Foglia, provenienti dalla Marche, non è così?

"E’ un’ipotesi messa a punto per fare sì che il potabilizzatore del Conca lavori tutto l’anno". L’opzione di un desalinizzatore rimane sullo sfondo?

"E’ bene premettere che gli attuali desalinizzatori italiani lavorano tutti a servizio di isole che non hanno altre fonti idriche: non a caso il maggiore è in costruzione all’Elba. La legge cosiddetta salva-mare ha reso la costruzione di un impianto di dissalazione molto complessa. Un dissalatore da 200 litri al secondo ha un costo di realizzazione di 20 milioni di euro, con consumi pari a 4 o 5 volte quelli di un potabilizzatore. Cifre dinanzi alle quali la riflessione dev’essere approfondita".

Filippo Donati

© Riproduzione riservata

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