Relitto Berkan B sotto sequestro
Relitto Berkan B sotto sequestro

Ravenna, 4 luglio 2019 - A mettere i sigilli a quella nave fantasma, ieri mattina, è stata la Capitaneria di Porto su delega della Procura di Ravenna. Che ora, per l’inabissamento nelle acque della pialassa Piomboni del relitto della Berkan B, con conseguente sversamento di carburanti e sostanze oleose , chiama in causa l’Autorità portuale.

Sono tre i vertici iscritti sul registro degli indagati, il presidente Daniele Rossi e altri due dirigenti di ‘ap’. L’accusa che viene loro contestata dai Pm Alessandro Mancini e Angela Scorza è duplice, disastro ambientale e inquinamento. Ai responsabili del porto – che in queste ore stanno nominando legali di fiducia – , in buona sostanza, viene attribuito il fatto di non avere impedito l’inabissamento di quella carretta del mare carica di veleni, parcheggiata a Ravenna dal lontano 2010. D

a tempo il presidente di ‘Ap’ sta pensando a un piano di recupero, ma a quanto pare i tempi sono scaduti. E ora la Berkan B è sotto sequestro probatorio con i sigilli di Procura e Capitaneria di porto. Obiettivo dell’indagine è quello di verificare il livello di degrado di quel sito ambientale e procedere quanto prima a una bonifica dell’area, in quanto non c’è più tempo da perdere. La nave, ormeggiata alla banchina ex Tozzi lungo il canale Piomboni, si era inabissata lo scorso 5 marzo, quando intorno alle 9.30 del mattino la prua cominciò a scendere.

Fu la cronaca di un disastro annunciato. Subito vennero stese ‘panne’ tese a impedire che la miscele di acqua e olio finisse nell’ambiente della pialassa, ma già ad aprile partirono le prime accuse del gruppo ‘A riveder le stelle’, in quanto le panne sgonfie in vari punti consentivano all’acqua satura di nafta e olii di diffondersi in tutta la Pialassa, con sostanze nere, chiazze iridescenti e poltiglia giallastra accumulate vicino alla banchina. Da qui le accusa di omessa vigilanza estese un po’ a tutte le istituzioni coinvolte.

Ma da anni la storia di questa carretta del mare, un tempo lunga 108 metri e larga 17, è costellata di disavventure, persino di lutti. Costruita nel 1984 da un armatore turco, e battente bandiera panamense, nel 2010 fu abbandonata al suo destino nella rada del porto di Ravenna in quanto l’armatore era debitore e insolvente, e da lì posta sotto sequestro conservativo. I mariani si gettarono in mare per raggiungere la terra ferma.

La protesta dell’equipaggio – 15 turchi e 3 georgiani – portò a rimorchiare il mercantile all’interno del porto. Soltanto un marinaio non ha mai voluto abbandonarla, finché un giorno del luglio 2011 fu trovato morto nella sua cabina. Venduta all’asta nel 2017, viene tagliata in banchina e durante le fasi di smantellamento nell’ottobre 2017 si apre in due. Lo scafo è corroso, i due castelli si inarcano e il ponte si spezza. Il sopralluogo dell’Ausl nel 2018 fa emergere numerose violazioni che portano al sequestro prevenivo. Oggi un nuovo sequestro, ma per trovare prove e responsabilità.