Quarantena Covid, il metodo di tracciamento tramite smartphone è stato criticato a Ravenna
Quarantena Covid, il metodo di tracciamento tramite smartphone è stato criticato a Ravenna

Ravenna, 15 gennaio 2022 - E' polemica a Ravenna per le misure messe in atto da Comune e Polizia locale per il controllo delle persone in quarantena Covid, attraverso la geolocalizzazione dal cellulare. Esponenti politici e cittadini criticano il provvedimento messo in atto dall'Amministrazione locale rivendicando il diritto alla privacy e alla libertà personale. Su questo punto prova a fare chiarezza il sindaco della città Michele De Pascale. “L’invio della propria posizione tramite lo smartphone è consapevole e consenziente da parte delle persone - spiega il sindaco -, non c'è nessun tracciamento generalizzato. Anzi, offre al cittadino un’alternativa molto meno invasiva rispetto al controllo a domicilio”.

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Una nota del Comune di Ravenna invita a ricordare che "l'isolamento domiciliare è una misura prevista dalla legge per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da Covid-19" e che "il provvedimento è adottato dal Dipartimento di sanità pubblica". L'articolo 4 del decreto-legge approvato il 25 marzo 2020, nel prevedere le sanzioni per il mancato rispetto delle misure, prevede, in relazione ai controlli, che "l'esecuzione delle misure" si realizzi  "avvalendosi...del personale dei corpi di polizia municipale munito della qualifica di agente di pubblica sicurezza...".

Dunque, per il controllo del rispetto dell'isolamento domiciliare, gli organi addetti (in questo caso la Polizia locale) possono recarsi a casa delle persone coinvolte oppure optare per "ogni altra operazione tecnica". "La prima operazione che viene compiuta è quella di contattare l'interessato sull'utenza contenuta negli elenchi che, quotidianamente, sono diramati dal Dipartimento di sanità pubblica agli enti preposti al controllo - continua la nota del Comune - . Il colloquio telefonico consente di concordare la modalità più gradita e fornire informazioni e chiarimenti. Oltre alla tradizionale visita a domicilio, la persona viene informata – anche a salvaguardia della sicurezza degli operatori di polizia – della possibilità di dimostrare consensualmente la propria presenza al domicilio mediante l'invio volontario del dato di posizione geografica del proprio apparato telefonico. Il dato eventualmente inviato è di tipo istantaneo, non si protrae oltre il tempo dell'accertamento e non è soggetto a conservazione".

“In sostanza non si tratta di alcun tracciamento generalizzato sulle persone in quarantena – commenta de Pascale – ma di un’opzione proposta alle persone che sono state selezionate per ricevere il controllo. Queste persone sono quindi totalmente consapevoli, consenzienti e sono loro stesse ad inviare agli operatori di polizia locale la loro posizione. La Polizia locale di Ravenna, fin dalle prime ondate della pandemia ha svolto un lavoro encomiabile e studiato, come in questa circostanza, soluzioni innovative per fronteggiare moli di lavoro e mansioni spesso inedite. Ritenere che non debbano essere fatti controlli, né fisici né tecnologici, a chi è in quarantena, è una posizione legittima, che però non può trovare soddisfazione da parte del Comune di Ravenna che invece agisce nel pieno rispetto della norma; d’altro canto, dovendo appunto i controlli essere eseguiti per legge, la possibilità di beneficiare di questo tipo di soluzione, ovvero dell’invio della propria posizione tramite lo smartphone sfruttando intelligentemente le nuove tecnologie, offre al cittadino un’alternativa pratica e molto meno invasiva rispetto al controllo a domicilio da parte della pattuglia, invadendo di fatto molto meno la sfera della privacy delle persone. L'innovazione tecnologica apre quotidianamente temi e problematiche collegate alla privacy e queste vanno affrontate con serietà e rispetto di un bene fondamentale, senza strumentalizzazioni e nel mero interesse di cittadini e operatori”.

I controlli delle persone in quarantena causa Covid attraverso la geolocalizzazione, avevano suscitato perplessità da parte della Pigna (con Veronica Verlicchi e Paola Pantoli) e di due esponenti politici, che parlano però come semplici cittadini: Andrea Maestri e Massimo Manzoli. Secondo la Pigna il provvedimento avrebbe comportato la limitazione della libertà e della privacy, per Maestri e Manzoli, oltre a queste motivazioni c’era anche un dubbio sulla legittimità del comportamento della Polizia locale.

Alle perplessità sull'istituzione di una sorta di Grande Fratello che spia i cittadini, aveva risposto in prima istanza il comandante della Municipale, Andrea Giacomini, ospite di Agorà su Rai 3. "In realtà quella che è stata data è una rappresentazione piuttosto suggestiva di ciò che noi facciamo. L’obiettivo è quello di semplificare la vita agli utenti, già sufficientemente colpiti dal dall’onere della permanenza domiciliare che è un provvedimento dettato dai dipartimenti di salute pubblica e che comporta che le persone positive al Covid o coloro i quali hanno avuto contatti stretti con i positivi debbano rimanere presso il proprio domicilio. La legge assegna, in questo caso, alle polizie municipali l’onere di effettuare il controllo che tradizionalmente viene svolto con come la visita fiscale del malato da parte del medico che va a casa a verificare il rispetto degli orari di permanenza nell’abitazione".

Così come ha fatto il sindaco de Pascale, anche Giacomini aveva evidenziato che a chi è sottoposto alla quarantena, all’atto del controllo, la Polizia locale offre la possibilità di inviare a un certo numero di cellulare, la propria posizione Gps. Se la posizione viene data, termina il controllo e non c’è alcun tracciamento successivo della posizione. Se la persona in quarantena preferisce non inviare la propria posizione, riceve il controllo presso il domicilio.