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21 nov 2014

"Esclusi dalla discoteca perché down. Trattateci come ragazzi normali"

Luigi Fantinelli racconta l’esperienza vissuta con la sua ragazza. Il gestore del locale: "Un equivoco, non avevano i dcoumenti"

21 nov 2014
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veca faenza luigi fantinelli
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veca faenza luigi fantinelli

Faenza (Ravenna) 21 novembre 2014 -  GIUDIZI e pregiudizi: un giudizio su una persona lo si dà dopo averla conosciuta o solo dopo aver visto le sue capacità; un pregiudizio è dato ancor prima, basandosi solo su un’idea preconcetta». Abbiamo ricevuto in redazione una lettera di un ragazzo, un faentino 27enne, con sindrome di Down. Lui è Luigi Fantinelli, uno dei ragazzi della Bottega della Loggetta, il punto vendita inaugurato da circa un anno in piazza 2 Giugno dove lavorano ragazzi diversamente abili. Luigi ha frequentato Scienze della formazione, all’Università di Bologna; ha studiato all’estero; presta servizio in alcune classi delle elementari Carchidio; fa parte della Compagnia teatrale del Cancello, è insegnante di catechismo nella sua parrocchia e da poco frequenta il corso per tamburini del Rione Bianco.

 

Oltre a questo cosa fa Luigi?

«La sera esco con i miei amici con cui ogni tanto mi concedo qualche mojito – racconta – sono fidanzato da oltre un anno e ogni giorno conquisto, con impegno e non senza fatica, la mia autonomia e questo che sto per raccontarvi è uno di questi casi».

 

Insomma contrariamente a quello che erroneamente si pensa Luigi è un ‘normalissimo’ ragazzo che vive, lavora e si diverte a Faenza. Ma l’ultimo episodio lo ha scosso. Cosa è successo?

«Sabato scorso ci siamo sentiti vittima di pregiudizio per una nostra caratteristica, senza tener conto dell’umiliazione inflitta».

 

Ci può raccontare quanto accaduto?

«Credo sia normale che due ragazzi di 27 e 24 anni vogliano trascorrere una serata in discoteca, così siamo andati in un noto locale da ballo della città. Alla porta ci siamo sentiti prima chiedere i documenti e poi, dopo averli mostrati, ci siamo sentiti dire che comunque non potevamo entrare se non accompagnati. Una situazione d’imbarazzo per me che faccio tutto in maniera autonoma. La cosa si è risolta solo dopo l’intervento di un cliente che conosceva me e la mia famiglia che si è fatto ‘garante’ della mia incolumità riuscendo a convincere chi era alla porta del locale a farci entrare».

 

Perché non volevano farvi entrare?

«Mi è stato detto che mi si voleva proteggere. Mi chiedo: Da cosa? Faccio le cose normali che tutti fanno alla mia età. Capisco il disagio di gente per così dire ‘normale’ vedere un ‘diverso’ presentarsi alla porta di una discoteca e voler passare una serata in tranquillità, ma prima di obiettare un rifiuto netto sarebbe stato più giusto cercare di capire».

 

Qual è il messaggio che vuole lanciare?

«Un messaggio contro ogni tipo di discriminazione. Vi chiedo di non giudicare me e quelli come me solo perché ho la sindrome di Down, ma trattatemi come un ragazzo di 27 anni, quale sono».

Una volta tornati a casa, dopo una serata passata senza alcun problema, Luigi ha poi raccontato la vicenda ai genitori che molto scossi per l’episodio hanno interpellato titolare e ‘buttafuori’ protagonista della vicenda ma non sono riusciti a chiarire l’episodio. Ognuno è rimasto della propria idea.

 

 

LA REPLICA DEL GESTORE: "Un equivoco, non avevano i documenti"

 «DISCRIMINAZIONE? Ho parlato con la madre del ragazzo e lei ha frainteso, quella dell’operatore all’entrata era solo premura, visto che loro non avevano i documenti e che lui temeva di dover prendere precauzioni particolari nei loro confronti» dice il titolare del locale «i due ragazzi dimostravano meno di 18 anni e non avevano i documenti, per questo ci sono stati problemi all’ingresso. Poco dopo è arrivato il padre che voleva farsi da garante della loro età, ma non funziona così: o entra con loro oppure non ci basta la sua parola. Nessuna discriminazione per la disabilità: fino a poco tempo fa collaborava con noi un ragazzo disabile». Secondo la versione del gestore, l’ingresso è avvenuto solo quando i ragazzi sono tornati con la carta d’identità, mentre l’intervento di un cliente che li conosceva non ha nessun valore: «Quando qualcuno entra nel mio locale la responsabilità è mia, per questo controlliamo, e per questo il nostro operatore – adeguatamente preparato – ha agito bene. Non abbiamo pregiudizi. I ragazzi alla fine sono entrati».
 

 

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