Ravenna, 5 dicembre 2018 - Chiusura della Ravegnana: i disagi non riguardano soltanto gli automobilisti ma si stanno estendendo alle attività economiche. A Ghibullo il bar L’Angolo dei Golosi annuncia che tra una settimana chiuderà i battenti, ma anche ‘Pausa piadina’ e il B&B ‘Vecchia Stazione’ si sono presi un periodo di pausa: con la Ravegnana chiusa «di qui non passa più nessuno». Anche il mondo agricolo è in fermento. Ci sono forti timori di non poter irrigare centinaia di ettari di terreno. Gli agricoltori vivono nell’incertezza sulle prossime semine e per numerose aziende si profila un drastico taglio alla redditività. In più ci sono le preoccupazioni per la situazione che si verrà a delineare il prossimo anno quando sono annunciati i lavori per il rifacimento di Ponte Assi che consente l’attraversamento del fiume Montone tra via Argine Destro e Argine Sinistro, lungo la Ravegnana. Ci sarà un nuovo forte impatto sulla viabilità.

Intanto Veronica Verlicchi, capogruppo della Pigna chiede una riduzione delle imposte per cittadini e imprese che subiscono danni dalla chiusura del collegamento Ravenna-Forlì.
«Stante gli evidenti disagi che i residenti delle località interessate stanno soffrendo – dice Verlicchi – proponiamo che l’amministrazione de Pascale applichi una riduzione della Tari e dell’Irpef comunale per tutto il periodo di chiusura della strada». Lo stesso dicasi «per tutte le attività commerciali delle medesime aree che dovranno giovare di consistenti riduzioni di Imu e Tasi». Il maggior costo e l’aumento del disagio causato dalla chiusura della Ravegnana non devono gravare sui cittadini e sulle imprese».

Il crollo del ponte

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«Stamattina non è venuto nessuno perché di qui non passano più automezzi. Quando riaprirà la Ravegnana? Ci hanno detto 5/6 giorni, chissà...». Era il 27 ottobre e Mario Gazzari, titolare del bar ristorante l’Angolo dei sapori’ di Ghibullo avvertiva già il peso economico della chiusura della circolazione su un lungo tratto di Ravegnana. Ma nutriva la speranza che nel giro di qualche giorno il problema si sarebbe risolto. Invece la mazzata, che lo porta alla decisione di chiudere.
I tecnici della protezione civile hanno detto che ci vorranno mesi per ripristinare l’argine crollato alla chiusa San Bartolo e mettere in sicurezza la strada, sotto la quale è penetrata l’acqua da una parte all’altra della carreggiata. 

Gazzari, a un mese circa di distanza com’è la situazione?
«Vuole saperlo? Ho deciso di chiudere, è un disastro. E anche altre attività, qui a Ghibullo stanno per arrendersi».

Con l’argine sono quindi crollati gli incassi?
«Prima della tragedia e della chiusura della Ravegnana incassavo anche 250 euro al giorno. Adesso arrivo a malapena a 40. Ho tentato di resistere, almeno per tirare su i soldi per mangiare. Ma adesso basta. È un casino, non so proprio come farò». 

Ha provato a ridurre l’orario di apertura?
«Già fatto. Adesso chiudiamo alle 14. Ma con 40 euro lordi al giorno non si va da nessuna parte»

Ha deciso di mollare?
«Chiudo. Tra una settimana, dieci giorni, tiro giù la saracinesca per sempre. Ormai i costi di gestione superano abbondantemente gli incassi. Qui si fermano tre o quattro veicoli al giorno. E’ la morte civile».

Da quanto tempo gestisce questo bar ristorante?
«Da un anno. E adesso ho già finito di lavorare».

Quanto ci ha investito?
«Sessantamila euro. Ho riaperto il locale e rifatto tutto nuovo. E’ inutile che mi dicano che dall’estate prossima tornerà tutto come prima. Io come faccio a campare?». 

Quanti anni ha, Gazzari?
«Sessanta. Stia pur certo che per un uomo della mia età non è facile trovare una qualche occupazione. La mia è solo disperazione». 

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